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ROMA – “La nuova Costituzione adottata in Tunisia con il referendum del 25 luglio segna il fallimento della rivoluzione del 2011”: ne è convinto Majdi Karbai, deputato tunisino del partito Corrente democratica (Attayar), residente in Italia da vari anni. L’agenzia Dire lo contatta dopo un appuntamento elettorale voluto dal presidente Kais Saied ma osteggiato da coloro che non volevano rinunciare alla Carta fondamentale del 2014, nata per effetto delle mobilitazioni democratiche del 2011 – quando si pose fine a oltre 20 anni di governo del presidente Ben Ali – e attraverso una larga partecipazione di partiti politici e movimenti civili. Lunedì, a un anno esatto da quando Saied ha sciolto il governo e congelato il parlamento (poi dismesso a sua volta ad aprile scorso), sui nove milioni di aventi diritto al voto solo in due milioni e mezzo si sono recati alle urne, pari a circa il 25%. Di questi, quasi il 95% ha approvato il nuovo testo costituzionale.

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IL PROBABILE RITORNO DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO

Secondo Karbai, “è evidente che i tunisini hanno boicottato questo referendum che peraltro non prevedeva neanche un quorum”, ossia un numero minimo di votanti per rendere valido il risultato. In Italia, ad esempio, consiste nel 50 per cento+1 degli aventi diritto. E in Italia, riferisce il deputato, “dei 50mila tunisini residenti che possono votare, solo il 5% lo ha fatto. Parliamo di circa 2.500 persone”.L’astensionismo, secondo Karbai, “fa crollare la tesi di Saied, che continua a ripetere di agire con il sostegno dei cittadini. Oltre ad essere una bugia, Saied sta mettendo in pericolo la Tunisia: questa Carta rischia di portarci verso un regime autocratico, basato sul fondamentalismo islamico, in cui non esistono più meccanismi per limitare il potere del presidente della Repubblica”. Sebbene infatti sia stato tolto il riferimento all’islam come religione di stato, un passaggio che secondo Karbai sarebbe “il modo con cui Saied vuole ingannare l’Occidente, facendo credere che la Tunisia ora sia un Paese laico”, all’articolo 5 viene “affidata allo Stato la responsabilità di garantire l’applicazione delle fondamenta della religione islamica”.

LA PREOCCUPAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI FEMMINISTE

Tali basi, spiega il parlamentare, potrebbero riguardare anche la legge islamica, la sharia, pertanto il timore è che pratiche come la poligamia, il femminicidio per via del riconoscimento del delitto d’onore, il tutore legale maschile per la donna, la preminenza dei parenti uomini sulle donne nella linea ereditaria potrebbero tornare ad essere legittimate per legge. “Già tante associazioni femministe hanno espresso preoccupazione perché la nuova Carta potrebbe annullare tanti diritti che le donne hanno acquisito in anni di battaglie” riferisce Karbai. “Sia nella carta del 1959 post indipendenza che in quella del 2014 non c’era tutto questo. E soprattutto- avverte l’esponente di Corrente democratica- non c’è un meccanismo istituzionale che sia predisposto al controllo dell’azione del presidente. Saied può anche proclamarsi moderato, ma cosa accadrà se in futuro salirà alla presidenza un fanatico fondamentalista?”Il deputato continua: “è una Carta anche discriminatoria perché vieta a chi ha la doppia cittadinanza di candidarsi, mentre i tunisini residenti all’estero non potranno più votare alle legislative ma solo per le presidenziali. Per non parlre del potere giudiziario che passa sotto il controllo del presidente, che potrà nominare direttamente i giudici”.

IL SILENZIO DELL’EUROPA

“E tutto questo- denuncia il deputato- accade nel silenzio assoluto dell’Occidente e soprattutto dell’Europa, che dovrebbe prendere maggiormente in considerazione le valutazioni della Commissione di Venezia”. Si tratta della Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto, un organo consultivo del Consiglio d’Europa che offre pareri in materia costituzionale, e che ha più volte espresso preoccupazioni sul progetto presentato. Il primo giugno scorso Saied ha chiesto ai membri di tale commissione di lasciare la Tunisia. D’altronde, l’attuale capo dello Stato sembrerebbe sordo alle critiche: “Prima ha istituito una commissione ad hoc per redigere la nuova Costituzione- riporta Karbai- e poi ha ignorato le loro proposte”. A denunciarlo nei giorni scorsi anche il presidente di questa commissione, secondo il quale la bozza a cui si era lavorato differiva molto da quella resa pubblica in vista del referendum.
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