Bonaccini scuote il Pd: “A sinistra non vince, uscite dal salotto”

BOLOGNA – Stefano Bonaccini contro gli “scienziati” che vorrebbero un Pd unicamente a sinistra: il presidente dell’Emilia-Romagna li invita ad uscire dal “salotto” e misurarsi con il mondo reale. “Non dobbiamo lasciare la rappresentanza del riformismo a chicchessia”, avverte Bonaccini, che ha già criticato Carlo Calenda per la scelta di rompere coi dem.

“Io – precisa il governatore – mi sento orgogliosamente un uomo di sinistra, ma non ho nostalgia del Pds o dei Ds, e convintamente contribuii a fondare il Pd come casa dei democratici, dei progressisti e dei riformisti, per unire culture e sensibilità differenti, con l’ambizione di conquistare anche nuovi elettori o recuperare chi ci aveva abbandonato”. Un Pd e un centrosinistra “mai contro qualcuno, ma per qualcosa. Di fronte ad una destra così poco liberale e così tanto sovranista, diamoci da fare, allora. Per l’Italia e per i nostri figli, innanzitutto”.

Per Bonaccini senza guardare oltre la sinistra semplicemente non si vince. “Se alle elezioni regionali del 2020 in Emilia-Romagna abbiamo vinto quando tutti ci davano sconfitti, e successivamente (nelle tre tornate amministrative dall’ottobre 2020 ad oggi) siamo l’unica regione in cui Pd e centrosinistra hanno prevalso in cinque capoluoghi su cinque (al primo turno Bologna, Ravenna e Rimini un anno fa, di recente a Piacenza, strappandola alla destra a casa loro, e a Parma dopo ben 25 anni di opposizione) e riconquistato anche grandi comuni come Imola, Cento, Cattolica, Vignola, Budrio, Riccione (tutti governati da altri) è perché ci siamo presentati con un centrosinistra rinnovato, plurale e civico. Sapendo parlare largo, conquistando voti anche da elettori di altri schieramenti”.

“Leggo – prosegue Bonaccini – che qualcuno ritiene invece che la funzione del Pd dovrebbe essere quella di rappresentare la sola sinistra. Fosse stato per tali scienziati non avremmo vinto le regionali, ne’ in città come Piacenza, Cento, Rimini o Riccione”. Invece “che teorizzare strategie e soluzioni da un piedistallo consiglierei di girare e frequentare i territori, incontrare ed ascoltare le persone, a partire dai loro problemi e le loro inquietudini – rimarca il presidente della Regione Emilia Romagna -, sapere cosa sia una impresa o una partita iva, andare a parlare con chi lavora in fabbrica o con gli studenti delle scuole e delle università, così come occuparsi anche delle periferie o dei luoghi lontani dalle città, dove spesso chi ci vive, studia o lavora si sente meno considerato rispetto a chi si trova nelle città. Si chiama ‘mondo reale’ da conoscere e affrontare, non ‘mondo virtuale’ da commentare, magari seduti in salotto”.

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