Dalla guerra in Siria a Bologna: al via la riabilitazione per Munzir e il piccolo Mustafa

BOLOGNA – Inizia a Bologna il lungo percorso di riabilitazione e integrazione di Munzir e del piccolo Mustafa, papà e bambino siriani la cui storia è diventata nota grazie alla foto che ritrae l’uomo, mutilato di guerra, sollevare in aria il figlio nato senza arti per una malformazione causata dal gas nervino. Dopo essere stata accolta dalla Caritas diocesana di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, la famiglia siriana proseguirà ora il cammino di riabilitazione psicofisica in provincia di Bologna, dove il centro protesi Inail di Vigorso di Budrio si è messo a disposizione per fornire a padre e figlio un supporto adeguato alle loro necessità.

PERCORSI DIVERSI PER PAPÀ E FIGLIO

Il progetto di accoglienza e cura è stato presentato oggi pomeriggio alle Torri dell’acqua di Budrio.Il periodo di accoglienza durerà a seconda della capacità di recupero del nucleo famigliare, che verrà accompagnato fino all’autonomia. “Saranno attivati percorsi differenti per il papà Munzir e per il piccolo Mustafa- si spiega- in considerazione della differente situazione che li interessa”.

LUNGO E COMPLESSO L’INTERVENTO SU MUSTAFA

L’intervento sul piccolo Mustafa, spiega il centro di Vigorso, “sarà complesso e si protrarrà per un lungo periodo, durante il quale si cercheranno le strategie più opportune per far in modo che il bambino, affetto da una plurimalformazione congenita, possa accettare i dispositivi protesici”. L’obiettivo finale è accrescere la sua autonomia “nelle attività quotidiane, rispettando il rapporto che Mustafa ha creato nel tempo con il mondo che lo circonda”.

VISITA SPECIFICA NEI PROSSIMI GIORNI

L’intervento su papà Munzir, invece, “ha una minore complessità e si prefigge la ricostituzione degli schemi corporei che sono stati violati dall’evento traumatico che lo ha interessato”. Una equipe multidisciplinare definirà come procedere nel corso di una visita tecnico-sanitaria che sarà svolta nei prossimi giorni sempre a Vigorso.

IL PERCORSO DI ACCOGLIENZA

Per quanto riguarda l’accoglienza della famiglia, che è riconosciuta come richiedente asilo, è stato attivato il Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) metropolitano di Bologna, che in collaborazione con Asp Città di Bologna e con il Comune di Budrio ha messo a disposizione un appartamento all’interno del progetto dedicato ai profughi con vulnerabilità, gestito dalla cooperativa Cidas. A disposizione della famiglia El Nezzel ci saranno anche un pulmino per il trasporto di persone con disabilità, spiega la Città metropolitana di Bologna, oltre a un’equipe di professionisti che si occuperà delle specifiche necessità di adulti e minori.

PROGETTI DI INTEGRAZIONE PER ADULTI E MINORI

Saranno impiegati operatori dell’accoglienza, psicologi, tutor per l’inserimento lavorativo, mediatori e coordinatori di progetto, che si manterranno in costante rapporto con le istituzioni pubbliche e sanitarie coinvolte, in modo da garantire il miglior sostegno ai rifugiati. Per i più piccoli ci sarà l’inserimento scolastico, mentre per gli adulti sono previsti l’insegnamento della lingua italiana, il percorso terapeutico e l’avviamento a una professione. Attraverso il volontariato sociale del territorio saranno garantiti alla coppia e ai figli anche momenti di svago e reti sociali. Il centro protesi Inail di Vigorso, ricorda infine la Città metropolitana di Bologna, “è stato coinvolto dalla rete di solidarietà che ha permesso l’ingresso in Italia del piccolo Mustafa e della sua famiglia fin dalle prime fasi di questa complessa operazione e ha subito manifestato la propria disponibilità a predisporre e attuare i progetti protesici riabilitativi”.

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