Bussolati: “La maggior parte dei minori viene allontanata senza motivo, l’articolo 403 va modificato”

ROMA – “Si stima che la maggior parte dei bambini e ragazzi allontanati lo sono senza motivi ex lege, ma per un’eccessiva discrezionalità lasciata agli organi giudicanti. Semplici relazioni redatte da assistenti sociali portano all’assurdo giuridico-sociale di rivestire il doppio ruolo, ovvero quello di assistenza, che dovrebbe esigere e indirizzare a un rapporto di fiducia con l’utenza, e quello di pre-giudizio e di condanna. Il tema è quello della tutela dei minori da norme che avrebbero la finalità di perseguire il loro superiore interesse e invece creano danni irreparabili”. Lo dichiara l’avvocata parmense Donatella Bussolati, candidata all’elezione della Camera dei Deputati nella circoscrizione elettorale Emilia-Romagna per Mastella Noi di Centro.

Per Bussolati, che esercita presso il foro di Milano, è “d’obbligo” modificare l’art. 403 del Codice Civile “laddove c’è scritto che il minore possa essere protetto in modo definitivo ponendolo in modo sicuro, oltre che per validi motivi (materialmente abbandono, grave pregiudizio e pericolo per la sua incolumità fisica) nella parte in cui si parla di ‘minore moralmente abbandonato’. Questo- ha detto l’avvocata- è un concetto che lascia troppo spazio alla libera interpretazione e alla discriminazione in base ad ideologie e morali dei singoli operatori sociali e della giustizia. Da eliminare anche il grave pregiudizio o pericolo per l’incolumità psichica in quanto la pubblica autorità sicuramente non ha le competenze per comprenderne la portata. Inoltre la legge deve prevedere in modo tassativo come nel diritto penale, sia la qualificazione di pregiudizio fisico e pericolo con le relative graduate conseguenze”.

L’avvocata, se eletta, intende portare alla Camera la sua proposta anche di integrazione della Legge 54/2006, sull’affidamento condiviso e la bigenitorialità: “Occorre aggiungere il divieto di allontanamento del minore dal nucleo familiare dopo la separazione se si rifiuta di frequentare un genitore. Infatti troppo spesso il minore viene privato dell’amore anche del genitore con cui convive. In questo modo il diritto alla bigenitorialità diventa una condanna alla solitudine affettiva a favore di un collocamento comunitario i cui vantaggi sono a favore solo dei soggetti ospitanti. Invece- ha concluso- è dovere dello Stato attivare percorsi per i genitori in grado di motivarli per una condivisione della genitorialità, come la mediazione familiare o il coordinamento genitoriale, senza impattare sulla serenità dei figli”.

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