Cura familiare e volontariato: l’importanza dei Silver italiani nelle reti informali

Basterebbe forse guardare alla propria esperienza personale o a quella di amici e parenti per farsi un’idea del peso crescente delle fasce più mature della popolazione nel welfare familiare. Davanti a un sistema sociale spesso carente soprattutto sul versante dei servizi alla persona (a titolo puramente esemplificativo si pensi ad esempio al caso di asili nido e servizi per l’infanzia), crescono infatti le famiglie che delegano al proprio interno eventuali oneri di cura: un’attività sempre più spesso demandata ai Silver che, almeno finché a propria volta in buona salute, una volta lasciato il mondo del lavoro, tendono di frequente a sostituire le proprie responsabilità professionali con quelle di accudimento, ad esempio di nipoti o genitori (propri o del partner) in condizioni di parziale o totale non autosufficienza.

“Sensazioni” di vita quotidiana che trovano conferma anche nell’ultimo Quaderno di Approfondimento Itinerari Previdenziali dedicato alla Silver Economy e, in particolare, nella survey “Chi sono, cosa fanno e cosa desiderano i Silver italiani” ospitata al suo interno: somministrata a un campione di oltre 5.000 unità statisticamente rappresentativo della popolazione italiana di età superiore ai 50 anni, stratificato per genere, classe anagrafica (50-64 anni, 65-74 anni, oltre i 75 anni) e macroarea geografica di residenza (Nord Ovest, Nord Est, Centro, Sud e Isole), l’indagine dedica infatti ampio spazio anche al ruolo dei Silver all’interno della propria comunità di riferimento, restituendo l’immagine di una comunità molto attiva all’interno della propria rete informale. In media, il 63% degli over 50 intervistati assiste un familiare, mentre il 31% pratica almeno ogni tanto attività di volontariato, con un picco del 36,4% tra gli over 75 e una propensione più accentuata soprattutto tra i laureati (in media circa 6 persone su 10).

Dati che secondo il Centro Studi e Ricerche testimoniano non solo la fondamentale attività sociale svolta dagli “anziani” italiani, ma anche il loro notevole apporto economico in ambito sia domestico sia statale. Tanto che volendo calcolare, seppur con un certo margine di approssimazione, il peso economico di questo contributo, ipotizzando che il 40% dei Silver italiani dedichi una media di 4 ore al giorno per 5 giorni a settimana x 45 settimane allo svolgimento di oneri di cura, sarebbe possibile stimare – a partire da una cifra prudenziale di 10 euro l’ora – un valore complessivo pari a circa 50 miliardi l’anno. 

 

L’identikit dei Silver che svolgono attività di cura o volontariato

Dalla survey condotta da Format Research per conto di Itinerari Previdenziali 50&Più, sistema associativo interamente dedicato al mondo della terza età, emerge a livello generale come condizione economica e l’istruzione possano fungere da volano nel marcare l’intensità dell’impegno verso gli altri tra gli ultra50enni italiani. Nel dettaglio, volendo tracciare una sorta di identikit, riguardo a figli o ai nipoti, si osserva in modo piuttosto prevedibile che la percentuale più alta di chi se ne prende cura regolarmente è tra i 50-64enni (43,5%) e scende con l’età (30,4% per i 65-74enni e 25,3% per gli over 75); allo stesso modo, con riferimento alle attività di cura nei confronti di familiari fragili o anziani, prevalgono i 50-64enni (30,6%).

 Figura 1 – Silver che prestano attività di cura per attività svolta (valori %)

Figura 1 - Silver che prestano attività di cura per attività svolta (valori %)

Fonte: Quaderno di Approfondimento Itinerari Previdenziali “Silver Economy, una nuova grande economia”

Per quanto riguarda invece la categoria socio-occupazionale di riferimento, tra chi si prende cura regolarmente di figli o nipoti i valori più elevati si riscontrano tra occupati e pensionati-lavoratori (circa 45%), con i pensionati che lo fanno con regolarità nel 25% dei casi e ogni tanto nel 37%; sul fronte della cura ai soggetti fragili, ancora una volta in prima i linea soprattutto i pensionati-lavoratori (42,6%) cui si affianca chi è in cerca di occupazione (40%). Trasversalmente all’attività svolta, interessante comunque notare come la quota di persone che accudisce familiari fragili o anziani solo qualche volta è residuale, a riprova di un impegno quasi totalizzante o comunque nella maggioranza dei casi molto dispendioso in termini di tempo ed energia. Analizzando infine il campione per livello di istruzione, i soggetti che tendono a prendersi maggiormente cura di figli o nipoti sono quelli in possesso di un titolo di studio terziario (laurea triennale, specialistica o del vecchio ordinamento): in media il 51,6% lo fa regolarmente, mentre il 20% solo quando necessario; situazione analoga se si considerano le cure prestate a un familiare fragile o anziano, con quasi 4 Silver laureati su 10 (39,8%) impegnati in tal senso.

Per quanto riguarda invece l’attività di volontariato, interessante indagare soprattutto età anagrafica e provenienza geografica. Sommando la percentuale di chi pratica volontariato almeno una volta a settimana, ogni tanto e a tempo pieno, si può infatti notare come l’impegno sociale dei Silver tenda a crescere con l’avanzare dell’età: tra i 50-64enni la percentuale è del 31,2%, tra i 65-74enni del 31,5%, mentre tra gli over 75 sale addirittura al 36,4%, dimostrando quanto margine di manovra ci sia per la messa a terra di progetti come quello dei “collaboratori civici” proposto dalla pubblicazione Itinerari Previdenziali. A livello geografico, considerando la somma di coloro che fanno volontariato regolarmente e a tempo pieno, l’area con la più alta percentuale  di Silver impegnati è il Nord-Est con il 14,8%, con il Nord-Ovest (13,5%) a seguire; il valore si dimezza al Sud e Isole (7,2%) e al Centro (6,5%).

Figura 2 – Silver che prestano attività di volontariato per età e provenienza geografica (valori in %)

Figura 2 – Silver che prestano attività di volontariato per età e provenienza geografica (valori in %)

Fonte: Quaderno di Approfondimento Itinerari Previdenziali “Silver Economy, una nuova grande economia”

 

Chi si occuperà invece dei Silver italiani?

I risultati di questa sezione del questionario si prestano tuttavia non solo a un plauso al ruolo sociale svolto dagli over 50 ma anche a un’importante riflessione sull’atomizzazione dei nuclei familiari: il 17% del campione dichiara infatti di non avere figli e nipoti, il che vuol dire non poter a propria volta contare sul welfare familiare nell’età del bisogno. È del resto in atto ormai da decenni, e la survey lo conferma, una progressiva semplificazione delle dimensioni e della composizione delle famiglie che, combinata al progressivo invecchiamento della popolazione, potrebbe porre il grave problema della mancata cura in caso di necessità (fragilità, disabilità, non autosufficienza, e così via). Un problema, quello della “defamiliarizzazione”, che rischia di farsi ancora più serio in Paese come l’Italia nel quale il peso della famiglia in questo genere di attività è storicamente molto rilevante.

Il Quaderno di Approfondimento “Silver Economy, una nuova grande economia” richiama dunque l’attenzione su un potenziale circolo vizioso: quelli stessi over 50 che ora rimediano anche alle carenze del welfare pubblico con il loro contributo, complici delle trasformazioni sociali e demografiche profonde, potrebbero un domani ritrovarsi senza supporto, familiare o statale. A meno, per l’appunto, di rafforzare gli interventi in tal senso: un’eventualità purtroppo difficile da praticare per un Paese che già dedica alla protezione sociale il 54% dell’intera spesa pubblica e nel quale si aprono allora inevitabilmente grandi opportunità per il mercato assicurativo e più in generale per tutto il mondo dei servizi (privati) alla persona.

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