Il regime dei minimi mette il turbo alle aperture di partite Iva. Nel secondo trimestre 2019, sono stati 136.323 i nuovi avvii, che hanno fatto registrare un aumento del 3,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. Di questi il 48,5% ha manifestato l’adesione al regime dei minimi. A fornire i dati l’osservatorio partite Iva del ministero dell’economia. Il merito va all’esistenza del regime dei minimi e alla possibilità di applicare, per chi resta entro i 65 mila euro di ricavi, un’aliquota del 15%. Lo riconosce lo stesso ministero che nella nota diffusa ieri sottolinea: «Nel periodo in esame 66.126 soggetti hanno aderito al regime forfettario, pari al 48,5% del totale delle nuove aperture, con un forte aumento (+35,8%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’aumento è da attribuirsi alle modifiche normative introdotte con la legge di Bilancio 2019 che hanno elevato a 65 mila euro il limite di ricavi per poter aderire al regime forfettario». Le 136.323 partite Iva sommate alle 196.060 apertura dei primi tré mesi 2019 portano dunque a 332.383 nuovi avvii in sei mesi. La nota continua esaminan do l’identikit di chi, persona fisica, ha aperto la partita Iva. La ripartizione per genere mostra una prevalenza della quota maschile, pari al 62,7% del totale. D 44,4% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni e il 32,8% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano incrementi di aperture: il più consistente è il +14,6% della classe da 51 a 65 anni. La tendenza conferma quanto già registrato nel primo trimestre 2019. Il regime forfettario ha registrato le adesioni di una classe di età di lavoratori tra i 51 e i 65 anni. Guardando al settore produttivo il commercio registra il maggior numero di avviamenti di partite Iva con il 19,7% del totale, seguito dalle attività professionali (16,8%) e dall’agricoltura (10,6%). Rispetto al secondo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si notano nell’istruzione (+23,1%), nelle attività professionali (+17,8%), nell’edilizia e nelle attività finanziarie (+10,7%). La flessione più consistente si osserva, invece, nell’agricoltura (-15,5%), mentre cali più modesti si registrano nelle attività manifatturiere (-1,5%) e nell’alloggio e ristorazione (-0,5%). La distribuzione per natura giuridica conferma che le aperture hanno coinvolto le persone fisiche più che le società. Il 73,5% delle nuove aperture di partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 20,5% da società di capitali, il 3,3% da società di persone; la quota dei «non residenti», in sensibile aumento, e quella delle «altre forme giuridiche» rappresentano complessivamente il 2,7% del totale delle nuove aperture. Rispetto al secondo trimestre del 2018, si registra un apprezzabile incremento di avviamenti per le persone fisiche (+7%), mentre le forme societarie mostrano significative flessioni (-9% le società di capitali e -15,6% le società di persone).

FONTEItaliaOggi
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