Domani a Roma la manifestazione degli Hazara: “In Afghanistan i talebani ci uccidono”

ROMA – “Il 15 agosto del 2021 è stato l’ultimo giorno della Repubblica Islamica dell’Afghanistan, è stato il giorno buio in cui i talebani hanno preso il potere nel paese. I sogni, i sacrifici e gli obiettivi delle persone che avevano combattuto per anni, in particolar modo le ragazze, sono andati distrutti, svaniti nel nulla”. Così racconta Amena, 16 anni, una afghana di etnia Hazara che dall’agosto 2021 è stata accolta come rifugiata nel nostro Paese.

A condividere la sua storia è la Comunità degli Hazara in Italia alla vigilia della manifestazione che domani, 8 ottobre, organizzano a Roma dalle 9 alle 12 a piazza dei Santi Apostoli. L’obiettivo: invocare giustizia e diritti per una popolazione che da anni denuncia persecuzioni e abusi.

“HO PERSO DEGLI AMICI NELL’ATTACCO AL CENTRO EDUCATIVO ‘KAAJ’ DI KABUL”

Amena è una delle centinaia di afghani che hanno lasciato il Paese dopo il ritorno al governo dei talebani. In questo modo, è probabilmente sfuggita all’attacco che il 30 settembre scorso ha colpito la sua scuola: il centro ‘Kaaj’ di Kabul, frequentato dagli hazara, in cui hanno perso la vita 53 studenti. Quel giorno, ricorda la giovane, “era mattina presto, mi ero appena svegliata quando ho letto sul mio smartphone la notizia che circolava in rete: il Centro Educativo Kaaj aveva subito un attacco dai terroristi”. La ragazza in quel momento prova “molta rabbia. Non riuscivo a crederci. Ho iniziato a contattare amici e conoscenti, nessuna risposta. Dopo diverse ore ho scoperto tramite i social network dell’uccisione e e del ferimento di diversi studenti, amici e compagni di classe. Le condizioni delle persone ferite secondo le immagini che circolavano in rete erano drammatiche”.

Solo un anno prima, il 28 settembre 2021, Amena aveva appreso da una sua amica “che “un insegnante di Kaaj era stato ucciso. Sono rimasta scioccata, ci ho messo giorni per riprendermi. Il nostro insegnante, Jafar Haidari, è stato ucciso dei talebani solo perché era un Hazara”.

Al Centro educativo Kaaj, all’epoca in cui ancora c’era la Repubblica, la giovane ricorda, “andavamo tutti con grande entusiasmo e c’era un bel clima. Io frequentavo il corso di matematica”. Oltre allo studio “ho praticato sport e conquistato 13 medaglie d’oro, 2 medaglie d’argento e una medaglia di bronzo”.La ragazza conclude: “io e la mia generazione da anni siamo discriminati e uccisi solo perché di etnia Hazara e il genocidio degli Hazara in Afghanistan continua”.

IL SIT-IN A ROMA PER CHIEDERE SOSTEGNO ALL’ITALIA

Domani da Roma la Comunità degli Hazara chiede al governo italiano di fare pressione affinché il “governo provvisorio” gestito dai talebani garantisca che tutte le atrocità contro la comunità Hazara siano oggetto diseria indagine e gli autori siano assicurati alla giustizia; riconosca le atrocità di massa contro gli Hazara come genocidio e dispieghi tutti i mezzi disponibili per prevenire il genocidio e perseguire i colpevoli.

Si domanda poi all’Italia che si impegni in un dialogo con i paesi vicini afghani per facilitare un passaggio sicuro per gli Hazara in fuga dalla persecuzione in Afghanistan e, infine, si domanda che le Nazioni Unite e le sue entità stabiliscano una missione conoscitiva per monitorare la situazione in corso degli Hazara, raccogliere prove e documentare gli attacchi sistematici contro gli Hazara e conducano indagini approfondite su mandato internazionale riguardo a queste atrocità in corso.
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