Il richiamo della flat tax: la tassa piatta ora punta a 240mila autonomi

Portare a 100mila euro il limite di ricavi annui per la flat tax al 15% significa far entrare nel regime forfettario un potenziale di altre 240mila partite Iva. In pratica, l’11% in più rispetto agli attuali 2,1 milioni di artigiani, professionisti e commercianti che hanno scelto la tassa piatta. L’obiettivo dell’innalzamento da a 100mila euro è stato indicato dalla premier, Giorgia Meloni, nel discorso programmatico alle Camere. Non è detto, però, che verrà raggiunto “tutto e subito” con la legge di Bilancio. Come già certificato dalla Ragioneria generale Stato, per la piena attuazione servirebbero 1,1 miliardi di euro di coperture, ma i tre quarti delle risorse disponibili per la manovra saranno dirottati sull’emergenza bollette. Lo scenario più probabile, perciò, è quello di un percorso a tappe, che potrebbe ad esempio aumentare a 85mila euro la soglia di ricavi e compensi per il 2023. Livello che aprirebbe comunque le porte del forfait ad almeno 14 contribuenti (anche se la cifra potrebbe essere sottostimata, perché è calcolata sul volume d’affari a fini iva dichiarato nel 2021 e riferito all’anno pandemico 2020).

Forfait per due partite Iva su tre.
L’idea di scendere fino a 100mila euro l’area del regime forfettario non è inedita. Anzi, era già nei programmi del primo governo Conte (maggioranza gialloverde) e continua ad essere un leitmotiv della Lega. Un regime che era nato per sostenere i piccoli operatori economici si avvia così a diventare la formula di tassazione di gran lunga più usata dalle partite iva individuali. Con buona pace di chi ne critica il disincentivo all’aggregazione in forma societaria. Tra il 1° gennaio del 2021 e il 30 giugno scorso 398mila persone fisiche hanno aderito alla flat tax aprendo una partita Iva. Di fatto, due terzi delle nuove attività avviate da professionisti e autonomi in questi 18 mesi sono iniziate all’insegna del forfait (che per chi non prosegue un’attività precedente è addirittura ridotto al 5%). Sarà interessante, allora, vedere se oltre a elevare la soglia d’accesso verranno anche modificate le regole base del regime. Nelle dichiarazioni Iva del 2021 ci sono 450mila contribuenti che non applicano la flat pur avendo un volume d’affari inferiore a 65mila euro. Il motivo? Probabilmente sono incappati in qualche preclusione, ad esempio possiedono quote societarie incompatibili con il regime agevolato, oppure sono dipendenti o pensionati con un reddito oltre i 30mila euro (non confliggono, invece, i redditi di tipo diverso, come quelli da fabbricati o capitali). L’altro elemento da non dimenticare è che il regime agevolato – oltre all’aliquota flat – prevede una forfettizzazione del reddito, calcolato tramite coefficienti che non sono stati modificati neppure quando, nel 2019, la soglia è stata alzata a 65mila euro. Tanto che le Finanze – nelle audizioni sulla delega fiscale poi naufragata ad agosto ai Senato – avevano suggerito una revisione dei coefficienti «non più coerenti con la struttura dei costi di imprese di dimensioni meno contenute». In particolare, si ipotizzava di ridurre i coefficienti per i settori del commercio ambulante e delle costruzioni, e di aumentarli per gli intermediari del commercio.

La tassa incrementale.
Un nodo irrisolto del regime forfettario è sempre stata l’uscita: come evitare lo shock dell’Irpef a chi sfora il limite di ricavi e compensi? Nella delega fiscale era entrata la storica proposta leghista di un cuscinetto: in pratica, un’aliquota del 20% per chi supera i 65milaeuro, ma resta entro i 100mila. Ora questo principio viene ripreso dall’idea di una flat tax incrementale propugnata da Fratelli d’Italia. Cioè una tassa piatta – si vedrà se al 15% o al 18% – da applicare «sull’incremento di reddito rispetto al massimo raggiunto nel triennio precedente», come ha detto Meloni in Parlamento. La tassa incrementale dovrebbe valere per tutti, dipendenti compresi, nell’ottica di dare «un forte incentivo alla crescita». Eppure, tra i contribuenti che applicano l’Irpef, otto su dieci hanno già un’imposta inferiore o uguale ai 13 % grazie all’impatto di deduzioni e detrazioni. Quanto ai forfettari, è verosimile che a beneficiare della flat tax supplementare saranno coloro che superano i limiti di ricavi annui.

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