Rebus pensioni Quota 41

Per il ministro del lavoro Marina Calderone Quota 41 « può essere un riferimento» per impostare un nuovo intervento sulle pensioni. Il ministro dell’Economia Gian cario Giorgetti, intervenendo mercoledì in parlamento, a sua volta non ha escluso una misura del genere, ma ha subito messo in chiaro che per finanziare un nuovo intervento nel campo della previdenza bisognerà recuperare le risorse necessarie all’interno del bilancio dello Stato, magari rivedendo il reddito di cittadinanza. Una delle priorità che si è dato il nuovo governo, come è noto, è quella di evitare che il prossimo primo gennaio scatti lo scalone previsto dalla legge Fornero in base al quale si può andare in pensione solo dopo aver compiuto 67 anni, oppure con 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne). Col grosso delle risorse della prossima legge di Bilancio impegnato nella lotta al caro bollette la questione dei fondi disponibili è decisiva per capire il da farsi. Ammesso che si arrivi davvero a risparmiare un miliardo di euro sul reddito di cittadinanza, come è già stato ipotizzato, non è detto che questa cifra basti a finanziare il nuovo pacchetto previdenza. A fine anno scade infatti l’attuale Quota 102, come somma di 64 anni di età e 38 di contributi, e l’ipotesi che va per la maggiore è quella di sostituirla con una nuova «Quota 102» che a 41 anni di contributi associ 61 anni di età. Una misura del genere, secondo le prime stime, consentirebbe a circa 83 mila persone di lasciare il lavoro in anticipo rispetto alla «diga” rappresentata dalla legge Fornero. Però costerebbe tra 1,1 e 1,3 miliardi di euro il primo anno ed oltre 4 il terzo (quando vengo ipotizzate 170 mila uscite). Un costo, questo, già significativamente alto – e per questo (per ora) di pensa di limitarlo ad un solo anno destinato a lievitare ulteriormente per effetto di altre due misure che verrebbero prorogate in parallelo come Opzione donna (che consente alle donne di lasciare il lavoro con 35 anni di contributi, 58 anni di età e però anche un significativo taglio dell’assegno) e dell’Ape social. A regime la nuova Quota 102 costerebbe tra i 6 e gli 8 miliardi, una cifra poco sotto ai 9 miliardi di costo che l’Inps in passato ha attribuito alla proposta dei sindacati che nella loro piattaforma chiedono di poter lasciare il lavoro con 41 anni di età per tutti senza alcun tipo di penalizzazione. Oltre a questo sul tavolo dei tecnici ci sono altre soluzioni possibili: c’è l’ipotesi di una doppia Quota 102, quella in vigore ancora per poche settimane (che costava poche centinaia di milioni di euro e che ha anche avuto poco successo) e quella nuova, e c’è pure l’ipotesi di passare a Quota 103 (con 62 anni di età) o a Quota 104 (63 anni). Sia in maniera rigida che parzialmente flessibile: 60 anni di età e 42 di contributi per fare Quota 102 oppure 61+42 o 62+41 per arrivare a Quota 103. Va da sé che alzando il requisito di età si restringerebbe la platea ed ovviamente la spesa. Uscendo a 62 anni con 41 di contributi, infatti, la spesa a regime si attesterebbe sopra i á miliardi di euro, mentre scenderebbe a 5 miliardi alzando l’età a 63 anni. Sul 2023 i costi, ovviamente, scenderebbero in proporzione. Ai sindacati, lo hanno ripetuto dopo l’incontro col ministro del Lavoro e dopo il faccia a faccia col presidente del Consiglio, soluzioni come queste non convincono. «Se si fa una Quota 41 accompagnata da 61-62 anni di età parliamo di una nuova Quota 102 o 103, non mi sembra una grande novità. Noi chiediamo che si possa uscire dal lavoro dai 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età e che si faccia una riforma strutturale del sistema pensionistico” ha spiegato mercoledì il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Che
adesso, assieme a Cgil e Cisl, aspettala convocazione da parte della ministra del Lavoro per entrare finalmente nel merito della riforma. Come la pensa Marina Calderone l’ha già spiegato: a suo parere sulle pensioni serve «una riforma di sistema, guardando al tema non solo esclusivamente in chiave di uscita dal mondo di lavoro ma anche cosa sarà in futuro la spesa pensionistica e cosa saranno le pensioni dei nostri figli e dei nipoti”.

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