L’ultimo rapporto Adepp: economia reale sempre più strategica nei bilanci degli Enti di previdenza privati Dalle Casse tre miliardi alle imprese» Sostegno concentrato su energia, industria, utility e information technology Giuseppe Latour — Società quotate e non quotate, venture capitai, private equity. E un ripensamento complessivo dell’esposizione in immobili. Le Casse di previdenza sono già incammino su una strada che le sta portando a diventare catalizzatori dell’economia reale, dismettendo il loro storico abito di grandi proprietari di migliaia di edifici in tutto il paese. Che la tendenza sia in atto lo dice chiaramente il secondo rapporto dell’Adepp (l’associazione degli Enti di previdenza privati) sullo stato di patrimonio e investimenti delle Casse. Nelle sue pagine spicca soprattutto un numero: già oggi questi Enti, infatti, investono in azioni nell’Area euro la gigantesca cifra di 5,4 miliardi. E solo in Italia nel corso del 2016 hanno detenuto azioni per tre miliardi di euro. Denaro che va a sostenere l’energia, l’industria, l’information technology, le utility. Sono tendenze che ritroviamo nei numeri di Enasarco, la Cassa di previdenza di agenti e rappresentanti di commercio che, in questo tipo di impostazione, sta giocando un ruolo di anticipatore nel panorama nazionale. A partire dall’imponente piano di dismissioni di immobili, il Progetto Mercurio, attivato nel 2008 e pensato per abbandonare la grande edilizia di massa, diventata poco redditizia, a favore di strumenti più facilmente negoziabili e più allineati alle esigenze dell’economia. Per effetto di questo programma, che prevede un mix di dismissioni e conferimenti a Fondi immobiliari, al 30 giugno 2017 nei bilanci di Enasarco il peso degli investimenti diretti in immobili sul totale degli investimenti è arrivato intorno al io per cento. Parliamo, quindi, di circa 700 milioni su oltre 7 miliardi di euro di patrimonio. Gli investimenti in fondi immobiliari rappresentano adesso, invece, il 33,5% del totale investito. I nuovi impieghi scelti dalla Fondazione vanno in una direzione opposta che, ancora una volta, traccia un solco: si tratta prevalentemente di private equity, fondi azionari e obbligazionari, corporate bond e titoli di Stato. I nuovi investimenti al 30 giugno 2017 pesano sul totale del patrimonio per il 27 per cento. A questi si aggiunge una disponibilità liquida da investire pari a un ulteriore 17 per cento. Torniamo, comunque, alle cifre generali. Il patrimonio delle Casse di previdenza, alla fine del 2016, ha toccato la soglia degli 80 miliardi di euro, con una crescita di sei punti rispetto all’anno precedente, quando eravamo a quota 75,5 miliardi. Una crescita dovuta in parte ai contributi versati dagli iscritti, superiori alle prestazioni, e in parte ai rendimenti. Non tutte le tipologie di investimento, in questo quadro, tendono però a crescere: la voce immobili, nei bilanci di tutti gli Enti, sta infatti diminuendo in modo molto rilevante. Il peso relativo del mattone sul patrimonio totale delle Casse è andato cosi riducendosi dal 30% del 2013 al 24% di fine 2016. Sui 19 miliardi di investimenti immobiliari residui, hanno poi un’incidenza sempre maggiore i Fondi, passati da 74 miliardi a 12,7 miliardi nel giro di pochi anni. Ma il rapporto dell’Adepp dice anche molto sulla spinta che le Casse stanno dando all’economia reale: anno dopo anno, è in netta progressione. Questa tendenza è fotografata soprattutto da un dato. Gli investimenti in azioni, inclusa la componente impegnata tramite fondi mobiliari, hanno visto una crescita costante negli ultimi quattro anni. Sono passati dal 9,8% degli attivi nel 2013 ad un più rilevante 16,5% nel corso del 2016. In valore assoluto, si tratta di circa 13,2 miliardi di euro, tra investimenti diretti (7,7miliardi) e fondi di investimento (5,6 miliardi), impegnati in diverse forme. In molti casi, questo denaro punta a supportare i settori più innovativi dell’economia. Dentro questo numero, infatti, non ci sono solo società quotate, ma anche società non quotate, private equity  e venture capitai. Tra i settori nei quali si investe spiccano le utility, l’energetico, l’industria, i beni di consumo, l’information technology. Non tutto questo denaro, però, resta dentro i confini italiani. L’analisi dell’Adepp consente di raccontare, infatti, anche la collocazione geografica di queste risorse. Per la parte investita direttamente m azioni, circa il 52% rimane nell’Area euro. Seguono gli Stati Uniti (20%), gli altri paesi della Uè (10%) e il Giappone (7%). Molto diversa è, invece, la situazione della componente azionaria dei fondi di investimento: in questo caso la parte prevalente è investita negli Stati Uniti (34%), mentre nell’Area euro resta il 25%, un quarto del totale. Quindi, se consideriamo solo l’Area euro, gli investimenti in azioni valgono circa 5,4 miliardi di euro, il 6,75% del totale delle attività delle Casse. Ma quanto viene investito in Italia? «Gli Enti previdenziali privati – risponde il presidente Adepp, Alberto Oliveti nelle premesse della ricerca – hanno investito, nel 2016, m Italia in azioni circa tre miliardi di euro in valore assoluto. Tali investimenti, ovviamente, rivestono un importante ruolo per l’economia nazionale». Ogni Cassa cerca, infatti, di supportare i settori più vicini ai suoi iscritti e alla sua “ragione sociale”. Quando si parla di investimenti e sostegno all’economia reale, per le Casse resta però sullo sfondo sempre il tema fiscale. La detassazione sugli impieghi in economia reale prevista dalla legge di Bilancio 2017, secondo l’analisi degli Enti, ha avuto in impatto quasi irrilevante. I numeri dell’Adepp dicono infatti che le Casse, a fine 2016, avevano già il 6,75% del capitale complessivo investito in azioni dell’Area euro: il limite del 5% degli attivi fissato dalla legge per agevolare questa tipologia di investimenti è, cioè, già abbondantemente superato. Allo stesso tempo, l’abbandono dei crediti di imposta concessi nel 2015 e 2016 ha portato nell’anno in corso maggiori tasse per 30-32 milioni di euro.

FONTEIl Sole 24 Ore
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