Casse di previdenza escluse dall`elenco Istat delle p.a.

Casse di previdenza escluse dall’elenco delle amministrazioni pubbliche stilato dall’Istituto nazionale di statistica, con l’obiettivo di scansare così, almeno per il fntnro, l’imposizione della «spending review» (il taglio delle spese correnti, per versarne i proventi allo stato). E incluse, invece, nello scudo difensivo dal rischio «baii in» (la risoluzione delle erisi bancarie col coinvolgimento di azionisti e correntisti, ndr), nel quale sono stati messi al riparo mesi fa i fondi pensione complementari. È l’obiettivo degli emendamenti a prima firma della vicepresidente della bicamerale di controllo sugli enti gestori di forme di previdenza pubblica e privata Tittì Di Salvo (Pd), su cui s’è acceso la scorsa settimana il semaforo verde della commissione lavoro della camera, e che sono candidati a ottenere (nelle prossime ore) il via libera della commissione bilancio, che sta esaminando le proposte correttive alla legge di Bilancio per il 2018. Gli enti previdenziali dei professionisti, disciplinati dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996, si legge nel testo che si propone di tutelare dal sistema di salvataggio bancario il risparmio di primo pilastro (mentre quello di secondo ha ottenuto protezione già nella manovra-bis, decreto legge 50/2017, si veda anche ItaliaOggi del 31 maggio 2017), «sono titolari dei valori e delle disponibilità conferiti in gestione», potendo «concludere, in tema di titolarità, diversi accordi con i gestori a ciò abilitati nel caso di gestione accompagnata dalla garanzia di restituzione del capitale»; pertanto, i valori e le disponibilità affidati ai gestori in base alle convenzioni «costituiscono in ogni caso patrimonio separato e autonomo», dunque, e non possono «formare oggetto di esecuzione sia da parte dei creditori dei soggetti gestori, sia da parte di rappresentanti dei creditori stessi», ne esser «coinvolti nelle procedure concorsuali che riguardano il gestore». E perciò, si esprime a chiare lettere nell’emendamento, sulle somme di denaro e sugli strumenti finanziari delle Casse «depositati a qualsiasi titolo presso un depositario non sono ammesse azioni dei creditori del depositario, del sub-depositario, o nell’interesse degli stessi». un intervento, questo, che per il presidente dell’Adepp (Associazione degli enti) Alberto Oliveti correggerebbe una «svista» del legislatore, e che ha detto di «confidare» vada in porto, all’interno della manovra economica, insieme alla seconda proposta emendativa, che è stata messa in evidenza e ritenuta importante per il mondo delle Casse dal numero uno della bicamerale sugli Enti previdenziali bello Di Gioia (Pd): altolà all’applicazione delle norme di contenimento delle spese previste per «i soggetti inclusi nell’elenco delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato», individuate dall’Istat (ai sensi dell’articolo 1, comma 2, della legge 31 dicembre 2009, n. 196). Gli oneri derivanti dall’attuazione del provvedimento, recita il testo di Di Salvo, ammonterebbero a «12 milioni di euro a decorrere dall’anno 2018».

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