Commercialisti e 3° settore, no a tasse da raccolta fondi

Stabilire la non imponibilità dei proventi della raccolta fondi se destinata ad attività di interesse generale. Lasciare inalterate le norme fiscali per gli enti sportivi dilettantistici, dando libertà di scelta rispetto all’iscrizione nel registro unico. Garantire un maggior coordinamento tra norme in materia di obblighi contabili e quelli tributari. Sono queste alcune delle proposte emendative ai decreti correttivi della riforma del terzo settore presentate dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili in audizione presso la commissione Affari costituzionali del Senato. «I decreti correttivi della riforma del terzo settore contengono diversi aspetti positivi, ma restano ulteriormente migliorabili», si legge nella nota diffusa dal Consiglio. In ambito di amministrazione e controllo, hanno ricordato i commercialisti, sono state inoltre riviste alcune disposizioni inerenti l’attività di controllo nonché il coordinamento tra attività di vigilanza svolta dall’organo di controllo e l’attività di revisione legale svolta dal soggetto incaricato. «Ai fini normativi, la previsione che la revisione legale dei conti possa essere effettuata da un organo collegiale in cui un solo componente è iscritto all’apposito registro risulta non compatibile con la norma europea di riferimento», è un altro degli aspetti sottolineati nella nota. Ai fini tributari, come detto, i commercialisti richiedono «per un maggior allineamento con i principi ispiratori della riforma, di disporre la non imponibilità, in capo agli enti del terzo settore non commerciali, dei proventi derivanti dalla raccolta fondi, laddove questi siano integralmente destinati allo svolgimento, con modalità non commerciali, delle attività di interesse generale». In merito alle società sportive dilettantistiche, viene proposto di mantenere il regime fiscale della legge 398/91 «anche iscrivendosi al registro unico del terzo settore. Tale concessione», afferma il consigliere nazionale delegato al no profit Maurizio Postal, «permetterebbe agli enti sportivi di effettuare una scelta libera di iscrizione al registro degli enti del terzo settore. L’attuale disposto, di fatto, con tutta probabilità spingerà molti enti sportivi a optare per la non iscrizione garantendosi la possibilità di mantenere il regime fiscale della 398/91», ha concluso Postal.

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