Fattura elettronica, no a rinvii. L’ira dei commercialisti

Nessuna proroga per la fattura elettronica. Dal 1° gennaio del 2019 la e-fattura sarà obbligatoria anche per tutte le operazioni tra i privati. A dichiararlo è stato ieri il ministro dell’economia e delle finanze, Giovanni Tria, durante la comunicazione sulle linee programmatiche del suo dicastero in Commissione finanze al Senato. Con l’introduzione della fattura elettronica «lo spesometro verrà abrogato», ha detto Tria. «L’acquisizione in tempo reale delle fatture sarà un potente strumento di controlló e allo stesso tempo un alleggerimento dei controlli invasivi sui contribuenti», ha concluso il ministro dell’Economia e delle finanze. Non è però dello stesso parere il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti (Cndcec). «Le imprese italiane non saranno pronte per gennaio 2019», dichiara Maurizio Grossi, consigliere del Cndcec. «La fattura elettronica non rappresenta soltanto un cambiamento tecnologico, ma anche culturale. Ci vorranno competenze nuove e tempo per crearle. A meno di sei mesi dall’entrata in vigore, non sarà possibile sviluppare una tale conoscenza». Oltre alla parte culturale, il sistema economico italiano, ricorda Grossi, deve fare i conti anche con la massiccia presenza di piccole e medie imprese. La maggior parte di loro ha uno o due dipendenti e non ha sistemi informatici adeguati al cambiamento. La fattura elettronica sarà dunque una brutta sorpresa per tutto il mondo industriale italiano, sostiene il consigliere. Tutte le società, anche quelle più strutturate, dovranno infatti mettere a budget delle spese extra per adeguare i sistemi informatici attuali. Spese che non saranno rimborsate dallo Stato. Inoltre, l’operazione dovrà essere fatta nel più breve tempo possibile, riducendo cosi al minimo la possibilità di vagliare le varie offerte e trovare quella più vantaggiosa. Ma non finisce qua, perché le spese sostenute potrebbero non avere futuro tanto lungo. La Commissione europea sta infatti aspettando al varco l’Italia. Nel 2022 valuterà gli effetti che la fattura elettronica ha prodotto. Questo avverrà perché a settembre 20171’Italia aveva chiesto una deroga alla Commissione europea per poter introdurre la fattura elettronica tra privati. Si era dunque chiesta la e-fattura per semplificare la riscossione dell’imposta e limitare l’evasione dell’Iva. Si era anche sottolineato come, con questo strumento, l’amministrazione avrebbe potuto fare controlli in tempo reale sull’Iva versata e su quella effettivamente dichiarata. Maurizio Grossi sottolinea però come «con lo spesometro già si avevano tutti i dati necessari» per i controlli sulle partite Iva. Inoltre, si rischia di tornare nel 2022 alla fattura di carta. Se infatti l’Ue dovesse valutare che la e-fattura ha portato più oneri che benefici, potrebbe decidere di non prolungarla e di far tornare l’Italia al passato. Si rischia, dunque, che un sistema di fatturazione mal sviluppato faccia sostenere costi iniziali che non potranno essere assorbiti nel tempo. Infine, le sanzioni. Alcuni parlamentari dei 5 stelle starebbero infatti lavorando all’introduzione di «sanzioni soft» per la fattura elettronica. Anche in questo caso la posizione dei commercialisti non è cambiata rispetto ai mesi scorsi. Un’agevolazione nelle sanzioni, almeno in una prima fase di applicazione, è fondamentale, ma la questione deve essere ben studiata. Il governo dovrà, infatti, inserire dei paletti ben precisi e non concedere totale libertà ai contribuenti. Scegliere di rendere le sanzioni nulle, per i primi mesi, sarebbe controproducente. Si rischierebbe infatti di compromettere, fin dall’inizio, il sistema appena nato, e di essere catapultati in un far west della fattura elettronica.

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