Professioni giĂ  a quota 100 ma nessuno lascia davvero

Per i professionisti dell’area legale ed economica la «quota 100» in materia di pensioni è giĂ  realtĂ . Da anni e senza bisogno di manovre. Anzi, molti di loro sono attestati persino a quota 98 o 99 come somma di etĂ  e annidi contribuzione necessari per un’uscita anticipata dal lavoro. Ma rispetto alla quota 100 che il Governo sta per introdurre per i dipendenti Inps c’è una differenza decisiva: per molti professionisti l’assegno della pensione anticipata non implica lo stop al lavoro. Fatta eccezione per gli avvocati, infatti, commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro possono andare in pensione prima senza doversi cancellare dall’Albo. E possono quindi continuare a lavorare, peraltro cumulando pensione e reddito senza alcun “tetto”. Si spiega così il successo della pensione di anzianitĂ  (peri commercialisti la cosiddetta vecchiaia anticipata e peri ragionieri pensione anticipata) rispetto al tradizionale assegno di vecchiaia che si raggiunge intorno ai 68 anni. Prendiamo i commercialisti: proprio quest’anno il numero delle pensioni di anzianitĂ  (2.456) ha superato quelle di vecchiaia (2.412). Ma tra questi pensionati ben 1’82% è ancora ottavo. Nei consulenti del lavoro la spesa per l’anzianitĂ  vale il 25% di quella per vecchiaia. Inoltre, «i 40 anni di anzianitĂ  si possono raggiungere senza limiti in termini di riscatto e ricongiunzione – spiega il presidente Enpacl Alessandro Visparelli – ma di fatto consulente del lavoro si resta per tutta la vita». Con buona pace della staffetta generazionale, che, secondo il Governo è alla base di quota 100 per i dipendenti. In molti scelgono di rimanere in studio sia perchĂ© possono gestire i tempi di lavoro in autonomia, sia perchĂ© sono proprio nella fase piĂą matura della carriera e del reddito. L’incidenza dell’anzianitĂ  tende a diminuire peri ragionieri e gli avvocati. Nel primo caso l’assegno anticipato rappresenta il 19% delle pensioni totali, mentre per gli avvocati si scende a poco meno del 5 per cento: a fronte di quasi 14mila assegni di vecchiaia la Cassa forense ha erogato 1.326 pensioni di anzianitĂ . Ma, appunto, chi va in quiescenza anticipata deve cancellarsi dall’Albo. Le regole. Per i commercialisti l’anticipo può scattare con 40 anni di contributi (senza limiti di etĂ ) o con 38 e 61 anni di etĂ  (a quota 99, quindi), rispetto ai 68 anni ordinari. «Non sono previste penalizzazioni sull’assegno – precisa il direttore di Cnapdc, Fabio Angeletti – chiunque ha versamenti prima del 2004 accede al calcolo misto, contributivo solo per i versamenti post 2004, sia nel caso di pensione di vecchiaia che di anzianità». I consulenti del lavoro sono a quota 98 (6o annidi etĂ  e 38 di contributi), solo se si cancellano dall’Albo. L’opzione piĂą gettonata è a quota ioo (60+40) senza alcuna penalizzazione: nĂ© sull’assegno percepito, nĂ© sul reddito. Peri ragionieri la pensione anticipata si può percepire con 63 anni e 4 mesi di etĂ  (che saliranno a 63 anni e 9 mesi il prossimo anno) e almeno 20 annidi contribuzione. Dopo la riforma di novembre 2013 l’assegno è, però, calcolato interamente con il metodo contributivo. E questo rappresenta un disincentivo, tant’è che negli ultimi anni le richieste di pensione anticipata sono andate via via calando: nel 2016 (ultimo annodi cui si dispongono i data) le uscite anticipate sono state 3, contro le 145 pensioni di vecchiaia. «La spesa per gli assegni anticipati – spiega Giuseppe Scolaro, vicepresidente della Cassa – è comunque significativa perchĂ© i ragionieri che in passato hanno fatto tale scelta si trovavano in una posizione reddituale favorevole e hanno potuto beneficiare del calcolo misto, retributivo e contributivo». Gli avvocati possono lasciare prima il lavoro se hanno 61 annidi etĂ  e almeno 39 di contributi. Si tratta di requisiti piĂą rigorosi rispetto a quelli previsti in precedenza, quando bastavano 58 annidi etĂ  e almeno 35 di contributi. La soglia si alzerĂ  ancora dal primo gennaio 2020, quando le nuove regole andranno a regime: da quel momento occorreranno 62 annidi etĂ  e almeno 4o di contribuzione. L’innalzamento dell’etĂ  pensionabile ha reso ancora piĂą favorevole il rapporto tra iscritti e pensionati, «complice anche il fatto – sottolinea Nunzio Luciano, presidente della Cassa forense – che la media di coloro che svolgono la professione e non sono ancora pensionati è aumentata».

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