I commercialisti: avanti adagio

“C’è un ritardo generale delle imprese. Noi siamo al loro fianco tutti i giorni e parliamo con cognizione di causa. Proprio questo loro ritardo è uno degli elementi che ci induce a chiedere con forza un’ introduzione graduale dell’obbligatorietà della fatturazione elettronica, partendo dalle aziende più grandi e strutturate, che sono più attrezzate per un passaggio tanto delicato». E la posizione di Massimo Miani, presidente del Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili, al quale l’intera l’operazione appare inutilmente affrettata e foriera di possibili criticità. E proprio per andare incontro alle esigenze delle imprese in questa complicata congiuntura il Consiglio presenterà l’11 dicembre il portale di categoria Hub B2B, una piattaforma, spiega il presidente, che «nasce per aiutare gli studi dei commercialisti e degli esperti contabili italiani, soprattutto quelli di minore dimensione, già messi a dura prova negli ultimi anni dal notevole aumento dei costi legati al proliferare di nuovi adempimenti fiscali e fortemente condizionati nelle scelte di mercato dai comportamenti dei più rilevanti operatori informatici». «Il portale avrà funzionalità avanzate e potrà essere utilizzato da tutti gli studi e dai loro clienti. Un’ iniziativa che porterà evidenti vantaggi alla categoria, a partire dal fatto che il costo per fattura sarà di soli 0,005 euro». Ma ci sono anche altri elementi di criticità da affrontare, secondo Miani. Dall’inadeguata copertura internet in molte zone del Paese alla persistente scarsa chiarezza sulle categorie esentate, fino alla recente presa di posizione del Garante per la Privacy. «Una posizione che denuncia un problema complesso, di tipo strutturale, che non si risolverà facilmente e non certo limitandosi a escludere i soli dati sanitari». La questione della privacy preoccupa anche il commercialista Fabrizio Giovanni Poggiani: «basta leggere la comunicazione del Garante per comprendere le falle della nuova procedura», segnala a questo proposito. «II rischio più evidente è quello della profilazione, grazie alla concentrazione di una mole enorme di informazioni su aziende, professionisti e privati cittadini, anche appartenenti a categorie particolari, di dati personali, presso soggetti che opereranno nei confronti di numerosi operatori economici». Tra le perplessità di Poggiani c’è anche il fatto che «molti contribuenti si troveranno impreparati sia perché meno strutturati e meno avvezzi agli strumenti digitali sia per la confusione ingenerata da disposizioni come le esclusioni, le operazioni con soggetti esteri, le autofatture e quant’altro. Questa novità, finalizzata al recupero dell’evasione, comporterà anche costi aggiuntivi, sebbene l’Agenzia delle entrate abbia reso disponibile un servizio gratuito, destinato a contribuenti che gestiscono un limitato numero di documenti». II servizio in questione è lo Sistema di Interscambio (Sdi), che funge da snodo tra l’agenzia stessa e chi emette la fattura. «Dal punto di vista operativo, lo Sdi svolge le funzioni di un postino nella filiera della fatturazione elettronica, perché il suo compito consiste nel recapitare al domicilio le fatture elettroniche che gli vengono inviate dai cedenti dei beni e dai prestatori di servizi», spiega Andrea Bongi, commercialista e revisore contabile. «In pratica, chi emette la fattura dovrà inviarla al proprio cliente passando prima attraverso il Sdi, che dopo una serie di controlli la trasmetterà al destinatario e acquisirà i dati fiscalmente rilevanti emergenti dalle fatture stesse».

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