Conte si schiera contro la Tav: “Condivideremo i dubbi con Francia e Ue”

L’Italia porterà alla Francia e all’Unione Europea tutti i suoi dubbi sulla congruità e l’utilità della Tav. E’, in sintesi, la decisione a cui è arrivato il premier Giuseppe Conte e sulla quale si muoverà nei prossimi giorni. Conte, dunque, si schiera contro la Tav e ha spiegato nella sua conferenza stampa di essere stato convinto dall’analisi costi-benefici della commissione del professor Ponti. In sostanza, dunque, tra i due litiganti all’interno della maggioranza (Lega decisamente favorevole e M5S decisamente contrario alla Tav) il premier si schiera più dalla parte del movimento e decide di portare all’attenzione dei partner europeo i risultati dell’analisi costi-benefici. In base a questi risultati, il premier si è convinto che la Tav rischia di essere un’opera inutile e pensa di poterlo spiegare vantaggiosamente alla Francia e a Bruxelles. Questo, in estrema sintesi, è quello che Conte ha detto nella sua conferenza stampa. Aggiungendo che, a suo parere, questa posizione non porterà alla crisi di governo. Il premier, che ha parlato per mezz’ora, ha spiegato il “percorso” fatto dal governo in questo mese. Ha riconosciuto che Lega e M5S sono su posizioni diverse e che, nel governo c’è uno stallo. Ma, nel prosieguo del suo ragionamento è parso decisamente spostarsi dalla parte del M5s. Come mai? Conte ha spiegato di essere stato convinto dall’analisi costi-benefici elaborata dalla commissione del professor Marco Ponti. “Sono partito senza pregiudizi – ha detto – Ieri sera abbiamo convocato esperti schierati su posizioni diverse – ha aggiunto – come si fa con i periti di parte. E io mi sono convinto che l’analisi costi-benefici è plausibile e fondata”. La discussione, ha raccontato il premier, è poi proseguita sul piano politico: “Ho ascoltato tutti, ho espresso tutti i miei dubbi e mi sono convinto che la Tav non sia una infrastruttura di cui l’Italia ha bisogno”. Poi, Conte, ha tirato fuori quella che, in un certo senso, rappresenta la sua mediazione. Conte riconosce che la situazione, nel governo, è di stallo: “Credo che sia d’obbligo – ha detto – procedere a un’interlocuzione con i partner per condividere con Francia e Ue i nostri dubbi”.  Poi, Conte è entrato nel merito dell’analisi costi-benefici. Secondo il premier i flussi di traffico sono molto inferiori a quelli che erano alla base della scelta della Tav e ha aggiunto che l’opera verrebbe terminata nel 2030 e che, da qui ad allora, è probabile che esigenze, traffici e valori siano completamente diversi. Insomma, Conte è parso piuttosto schierato contro la Tav e si è detto speranzoso di essere in grado di spiegarlo alla Francia e alla Ue e a convincere i partner europei della giustezza delle sue posizioni. Non è chiaro su quali basi, Francia e Ue (che sono fermamente convinte del contrario) dovrebbero ascoltarci. Ma non è nemmeno chiaro come Conte intende affrontare la questione all’interno del governo. Perché Salvini ha detto e ripetuto in giornata che lui (dopo aver partecipato alla stessa rionuione notturna raccontata da Conte) resta convinto della necessità della Tav e contrario, per esempio, al blocco dei bandi auspicato da Di Maio. Come tutto questo possa non avere impatto sul governo, è davvero complicato da capire.  Salvini – La posizione di Conte sembra decisamente agli antipodi di quella di Matteo Salvini. Il ministro degli Interni ha ripetuto in tutti modi di essere favorevole alla Tav e di esserne ancora più convinto dopo la riunione della scorsa notte e dopo aver ascoltato gli stessi esperti e lo stesso dibattito politico di cui ha riferito Conte. “Sicuramente ci sono stati degli accordi in passato firmati in maniera opinabile, la Francia che paga troppo poco, quindi è giusto chiedere maggiore impegno alla Francia e maggiore impegno all’Europa. Ma se mi chiedete se la Lega è per chiudere baracca e burattini o andare avanti la Lega è per andare avanti”. Ha aggiunto Salvini: “Non sono stato eletto per bloccare ma per sbloccare, per sbloccare infrastrutture che la sinistra ha tenuto bloccate per troppo tempo”.  Sulla questione è intervenuto anche Carlo Vaghi, esperto considerato un tecnico di fiducia di Salvini: “Secondo la mia analisi sulla Tav ci sarebbero cinque miliardi di benefici rispetto ai costi. Quando ho mostrato questi dati a Salvini gli sono sembrati eclatanti. Se per Salvini sono un tecnico di riferimento per me è un onore”, ha aggiunto Vaghi. Che ha poi commentato l’analisi costi-benefici stilata da Ponti: “Premetto che Ponti e i suoi colleghi sono dei professionisti, dico però che ci sono approcci metodologici non corretti rispetto alle linee guida europee. Neanche un esponente della comunità scientifica l’ha appoggiata”. Di Maio all’attacco – Immediato l’appoggio di Di Maio alle parole di Conte: “Ringrazio il Presidente Conte per le parole di responsabilità espresse sul progetto TAV. In ogni passo di questo Governo l’obiettivo è uno e sempre uno: l’interesse nazionale”. E proprio sul punto dei bandi e sul contrasto all’interno del governo, Di Maio è intervenuto pesantemente in un messaggio ai parlamentari utilizzato per convocare la riunione dei gruppi per questa sera alle 19:  “Per fermare la Tav – scrive Di Maio – ci sono due passaggi. Il primo è quello del blocco dei bandi (sui quali bisogna decidere entro questo lunedì) e ciò può avvenire o tramite una delibera del consiglio dei ministri o tramite un atto bilaterale Italia – Francia che intervenga direttamente sul CdA di TELT. Il secondo è quello del passaggio parlamentare per il no definitivo all’opera. Su tutti e due questi passaggi non c’è un accordo tra le due forze di governo”. “Al vertice di ieri – aggiunge Di Maio – è stato fatto presente dal MIT che la Francia ha impegnato 375 milioni, mentre l’Italia quasi 3 miliardi. Questo aspetto viene considerato critico anche da chi è favorevole all’opera. Infatti in comune nel governo c’è sicuramente la volontà di approfondire questo dato.  Di Maio torna anche sull’analisi costi-benefici: “L’analisi costi benefici commissionata dal Mit riguarda sia la Francia che l’Italia, ed è fortemente negativa. Anche l’analisi per singolo paese riguardante solo l’Italia risulta essere ugualmente negativa a causa dei mancati guadagni sulle accise sul carburante e sui pedaggi autostradali. Il coefficiente di beneficio di in questo caso è di 0,20%. Ovvero ogni euro investito, fa rientrare 20 centesimi. Gli effetti negativi sono comunque di mezzo miliardo di euro se eliminiamo accise e pedaggi”. Al risultato negativo dell’analisi costi-benefici sulla Tav si aggiungerebbe “la devastazione del territorio della Val di Susa”. Ed ecco la conclusione del capo del movimento: “Nulla è stato ancora deciso. Quello che faremo durante l’assemblea dei parlamentari è approfondire questi punti con il ministro Toninelli”. Certo che non sarà facile ricomporre all’interno del governo posizioni che lo stesso Di Maio descrive così nettamente distanti.

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