M5S, ‘caos calmo’ in attesa delle europee. Incertezza sul futuro di Di Battista

Che fine ha fatto Alessandro Di Battista? Se lo chiedono in molti nel Movimento 5 Stelle. Qualcuno, come Gianluigi Paragone, anche a voce alta, ma al momento pare proprio che il ‘pasionario’ pentastellato non ne voglia sapere di ritornare in campo. Qualche voce di dentro suggerisce per la delusione del trattamento subito, qualche altra perché non vuole farsi “bruciare” da una possibile debacle del M5S alle elezioni europee, mentre la maggioranza della truppa alza semplicemente le spalle: “Affari suoi e nessuno deve metterci becco”. Che Dibba possa essere il prossimo leader del Movimento non è un inedito, né un calcio negli stinchi dell’attuale capo politico. Quello che tanti ignorano, o fingono di ignorare, è che la stagione di Luigi Di Maio non si potrà archiviare tanto facilmente. Non solo politicamente, ma anche a livello tecnico. Perché il vicepremier è anche il co-fondatore della nuova associazione M5S assieme a Davide Casaleggio. Carta canta: l’atto costitutivo del 20 dicembre 2017 è più di un’assicurazione sul fatto che sarà difficile metterlo da parte. Anche l’ala sinistra della pattuglia, ormai arrivata al limite della sopportazione per la convivenza con Matteo Salvini, dovrà studiare nuove strategie per riprendersi un pezzo di ‘sovranità’ interna. Roberto Fico non ha nessuna intenzione di organizzare ‘trappole’ per il collega Di Maio – “non è nel suo Dna”, racconta chi lo conosce bene -, ma continua comunque a raccogliere e registrare il malcontento dei parlamentari che provengono dalla sua stessa storia politica. Le elezioni europee saranno di sicuro uno spartiacque nel cammino dei Cinquestelle, che intanto portano a casa la richiesta di archiviazione per il braccio destro di Virginia Raggi, l’assessore Daniele Frongia, indagato nell’ambito dell’inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Della serie: ogni tanto una gioia. Visto che i sondaggi non sono positivi e il trend non si schioda dalla forchetta 18-21%, prospettando un pericoloso testa a testa con il Partito democratico per il secondo posto dietro la Lega. Col sorpasso si aprirebbe una crisi profonda, ma se Di Maio e i suoi uscissero dalle urne con un vantaggio di almeno 3 punti percentuali sulla squadra di Nicola Zingaretti – spiega un graduato dei gialli -, non sarebbe un dramma. Ci sarebbero ancora spunti comunicativi per rimanere in piedi, del tipo: non sono consultazioni politiche, siamo comunque la seconda forza politica del Paese, il consenso per il governo cresce sommando i voti con quelli del Carroccio, gli effetti delle politiche economiche si dispiegheranno nel tempo. Addirittura ci potrebbero essere dei veri e propri capri espiatori da offrire alla pubblica piazza, come il gioco politico della Commissione Ue uscente o colpire direttamente chi dall’interno ha rallentato l’iter del reddito di cittadinanza, bloccando il dibattito per mesi su uno zero virgola di deficit. Ogni cosa a tempo debito, però. Nel frattempo, chi ha notizie di Di Battista scriva al M5S.

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