M5S, dal caos di Roma a Tav, Flat tax e sfida con la Lega: tutti i ‘guai’ di Di Maio

Daniele Frongia non è ‘uno qualsiasi’ nel mosaico M5S romano. Il suo nome nel registro degli indagati, anche se la Procura ipotizza un’archiviazione a breve, fa comunque rumore, perché lo “scacchista russo”, come lo definiva Marcello De Vito, è l’architrave dell’azione politica della giunta pentastellata. Qualcuno ricorda che fu proprio grazie al ‘sacrificio’ dell’attuale assessore allo Sport che Virginia Raggi riuscì a battere l’ex presidente dell’Assemblea capitolina (arrestato lunedì scorso per corruzione) alle ‘comunarie’ 2016. Il suo passo di lato fu determinante per la candidatura dell’attuale sindaca, con la quale si è poi creato un asse granitico, che è riuscito a resistere alle manette per Raffaele Marra (l’ex capo del personale al Campidoglio), alle bordate del gruppo politico vicino a Roberta Lombardi, alla sfilza di nomine e dimissioni di assessori al Bilancio della Capitale, al trambusto per Atac e Ama, fino all’inchiesta sulle nomine che coinvolse direttamente Raggi, da cui però uscì con un’assoluzione. A Frongia è stato riservato un trattamento diametralmente opposto a quello di De Vito. E non solo perché i casi non sono sovrapponibili. Nessuna espulsione, nessuna invettiva, nessun attacco social. Tanto che è lo stesso assessore a decidere di autosospendersi dal Movimento e riconsegnare le deleghe nelle mani della sindaca: “Per una questione di opportunità politica, nel rispetto del M5S, degli attivisti e di chi ci sostiene ogni giorno”. Su Facebook conferma la fiducia nella magistratura e “come sottolineato anche dai miei legali, confidiamo in una rapida archiviazione del caso”. Sarebbe un toccasana per Luigi Di Maio, che ha visto ripiombare il dossier della Capitale sul suo tavolo, dopo gli sviluppi delle indagini sul nuovo stadio della Roma. Il capo politico ne avrebbe fatto volentieri a meno, visto che il suo Movimento non vive il momento migliore della sua storia, alle prese con un rapporto sempre più travagliato con la Lega e un calo di consensi che sta premiando addirittura gli arcinemici del Partito democratico. I nodi da sciogliere iniziano ad essere davvero tanti per i Cinquestelle: dalla Tav allo Sblocca cantieri, al dissenso interno per quella che è stata definita la ‘leghizzazione’ del M5S dopo l’affaire Diciotti e il rilancio della Flat tax da parte del Carroccio, alla riesplosione della questione ‘Rimborsopoli’ con tanto di spy story sulle foto osè hackerate dalla mail di Giulia Sarti nel 2013, tornate in circolazione proprio negli ultimi giorni. Tutto questo, nel bel mezzo di una profonda riflessione sui cambiamenti da apportare alla struttura del Movimento. In particolare sul superamento della regola del doppio mandato per i consiglieri comunali o l’apparentamento con le liste civiche sul territorio alle amministrative. Macigni che rallentano – e non poco – la risalita nei sondaggi, mentre si avvicina a grandi falcate il giorno delle elezioni europee, primo grande banco di prova per verificare il ‘gradimento’ dell’elettorato dopo un anno di governo. Ma soprattutto se Matteo Salvini ha davvero doppiato gli alleati, ribaltando i rapporti di forza nella maggioranza. Quello sì che sarebbe un problema enorme.

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