Pd, Parisi: “Zingaretti è l’unico che può riportare il centrosinistra a vincere”

Adesso serve una coalizione in grado di tornare a vincere e Nicola Zingaretti “è l’unico” in grado di costruirla e tenerla insieme. A dirlo a LaPresse è Arturo Parisi, papà delle primarie e padre nobile del centrosinistra. E può farlo, spiega,. Aveva definito le primarie ‘un passaggio cruciale’ e il popolo del Pd non si è tirato indietro. Che messaggio arriva dai gazebo? Le lunghe file dicono in modo incontrovertibile che esiste una domanda potenziale di partecipazione, ancora estesa e nuovamente intensa. Una domanda che riconosce nella proposta del Pd l’unica speranza in una alternativa alla situazione presente. Adesso tocca a Zingaretti dare strada a questa alternativa. Secondo lei può farcela? Alternativa significa mettere in campo una alleanza capace di raccogliere attorno ad un programma la maggioranza dei consensi. Anche con l’aiuto di una regola maggioritaria che incoraggiasse e costringesse a mettere assieme forze diverse non sarebbe stato semplice. L’abbiamo visto nelle recenti elezioni locali e regionali, dove, grazie all’azione dei candidati alla guida del governo, il centrosinistra si è rimesso sicuramente in piedi ma non ha vinto. Figuriamoci a livello nazionale dove vige la regola proporzionale del Rosatellum che spinge ognuno a impadronirsi di una porzione rinviando solo al dopo contratti e accordi. L’unico che può incoraggiare e consentire la nascita di una coalizione a questo punto è Zingaretti. Quale deve essere il suo ‘faro’? Il faro è la distinzione tra la sua condizione di leader del principale partito e quella del candidato premier di tutti. Neppure questo è semplice. Ma è già d’aiuto il fatto che su questo Zingaretti abbia parlato chiaro. La prossima prova sono le Europee. Giusto creare una lista unitaria con Carlo Calenda, anche a costo di mettere un po’ in secondo piano quel simbolo Pd che ieri sembra aver ritrovato nuova luce? Il simbolo è una cosa minore. È uno strumento pensato per indicare all’elettore dove mettere la croce e di conseguenza governare la comunicazione. Di certo aiuterebbe a dare forza a rappresentare l’intenzione del Partito di aprirsi a personalità non targate Pd. Ma i cittadini si interrogano su quale sia la cosa che sta dietro il nome. In che senso? Se la lista vuol dire di più di un partito che si apre, è sulla cosa che bisogna capirsi e spiegarsi. Se pensata per l’Europa una lista che mette insieme forze diverse deve avere in comune il maggior numero di scelte europee. Dal gruppo politico dove confluire nel Parlamento Europeo, alle scelte cruciali per la crescita dell’Unione, fino al nome del candidato da sostenere come Presidente della Commissione. Se invece la lista è pensata pensando all’Italia si può obiettare che in una competizione rigorosamente proporzionale più liste allargano il campo anticipando una coalizione futura. Per raccontare soltanto una generale scelta europea, basterebbe un documento e un segno grafico che accomuni liste distinte riconoscendole diverse. A differenza del 2004 quando, pensando alle elezioni politiche che ci attendevano, ci presentammo in Europa “Uniti nell’Ulivo”, questa volta il problema non è tenere unita una coalizione già esistente, ma aiutarla ad esistere cominciando col riconoscere dentro un campo comune l’esistenza di una pluralità di iniziative.

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