Verona, Salvini mattatore al Congresso delle famiglie: “Orgogliosamente sfigato”

“Orgogliosamente sfigato”. Matteo Salvini sfida tutti e a Verona si presenta. In maniche di camicia bianca e petto in fuori, tra due ali di folla, chi inneggia al suo nome e chi, invece, gli urla contro “buffone”. Ricambiati dagli ormai famosi ‘bacioni’. È il ministro dell’Interno la ‘star’ del tredicesimo Congresso della famiglia, il più atteso, da partecipanti, organizzatori e antagonisti. Arriva a piedi, fregandosene dei cordoni di sicurezza allestiti in città: “Parlare di famiglia con la polizia fuori non esiste al mondo”. Ne ha per tutti, il leader della Lega, alleati compresi: “Se parlare di mamma e papà, o di nonni, è da sfigati, allora io lo sono”, dice riferendosi chiaramente alle parole usate da Luigi Di Maio per descrivere il Wcf. Nel suo intervento dal palco rilancia vecchi cavalli di battaglia, ma anche nuovi obiettivi da raggiungere: “Bisogna riformare il Diritto di famiglia” per difendere i bambini. Non solo, perché garantisce alla folla (in delirio) di combattere “finché campo la teoria gender” e l’utero in affitto: “Abominevole”. Il vicepremier mette nell’agenda della priorità anche “il business” delle case famiglia. “Le visiteremo una ad una, perché ci sono migliaia di bambini che sono ‘detenuti’ legalmente da alcuni soggetti. E poi sarei io quello che sequestra le persone”. Poi cita le parole di Papa Francesco, dicendo di condividere “la sostanza” del Congresso mondiale delle famiglie, chiama in causa Orwell ma assicura che “ciò che esiste non verrà toccato”, toccando la polemica sulla legge 194 e le unioni civili. Glissa su Roberto Fico, che vuole aprire un tavolo di lavoro con le famiglie Arcobaleno, ma non resiste a ironizzare sul flash mob di Laura Boldrini: Ho letto che balla, si starà preparando per ‘Ballando con le stelle’…”. Salvini catalizza tutte le attenzioni, ma nel parterre ci sono anche altri personalità. Addirittura due ministri, Marco Bussetti, secondo il quale “la comunità scolastica non può pensare di far a meno di coinvolgere le famiglie, soprattutto su temi delicati”. Ma soprattutto Lorenzo Fontana, il titolare della Famiglia e la Disabilità, che spiega dal palco l’impegno del governo per conciliare maternità e lavoro, quindi le politiche attive per incentivare la famiglia per arrivare anche in Italia a uno standard occidentale per cui una donna che fa figli non deve rischiare di perdere la propria occupazione. Per tutto il giorno non si sente una parola fuori posto sul ruolo della donna, tanto che Salvini strappa applausi quando avverte la sala – ma le sue parole erano rivolte anche al dibattito politico – che il pericolo non è il Wcf ma l’estremismo islamico che considera la donna al di sotto dell’uomo: “Questa subcultura non avrà mai cittadinanza a casa mia”. Un clima ideale per l’intervento di Giorgia Meloni, molto apprezzata per il suo intervento dal palco: “Ci hanno definito sfigati perché crediamo in Dio, patria e famiglia. Sono molto più sfigati quelli che non credono in nulla”. La leader di FdI cavalca, prendendola alla larga, anche sull’altra polemica che ha caratterizzato la vigilia dell’evento di Verona: “Oscurantista è uno Stato che, dopo aver patrocinato qualsiasi cosa, anche una mostra con il Crocifisso in un bicchiere di pipì, ora si vergogna di dare patrocinio a un’iniziativa sulla famiglia”.

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