Fmi taglia di nuovo le stime di crescita dell’Italia: Pil al +0,1% nel 2019

Nuovo taglio delle stime di crescita dell’Italia da parte del Fondo monetario internazionale: nella nuova edizione del World Economic Outlook il Pil tricolore è previsto in aumento dello 0,1% nel 2019, mezzo punto percentuale in meno rispetto alla precedente stima di gennaio. Confermata per il 2020 una previsione di crescita dello 0,9%. “La crescita nella seconda parte del 2018 è stata particolarmente debole per l’Italia, che è caduta in recessione, e questa debolezza si è protratta nel 2019”. spiega Gita Gopinath, capo economista dell’Fmi. Sull’economia italiana, prosegue Gopinath, “le preoccupazioni restano per i costi dei finanziamenti sovrano e bancario, rischi che abbiamo chiaro, che potrebbero avere un impatto indebolimento gli investimenti”. Il Fmi ha rivisto al ribasso anche la crescita dell’eurozona, limata di tre decimali per il 2019 al 1,3% e di due decimali per il 2020 al 1,5%. A vedere il proprio dato tagliato di mezzo punto per l’anno in corso è anche la Germania, data allo 0,8%, alla quale tocca una limatura di due decimali anche per il 2020 al 1,4%. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la crescita è vista al 2,3% per quest’anno (dal precedente 2,5%) e all’1,9% per il prossimo (dall’1,8% di gennaio). La Cina infine è data sul passo del 6,3% per il 2019 (dal 6,2% di gennaio) e al 6,1% nel 2020 (dal 6,2% precedentemente previsto). “L’incertezza in Italia mette a rischio l’Europa” – Stando a quanto si legge nel World Economic Outlook, “una prolungata incertezza fiscale ed elevati spread in Italia, soprattutto se associati a una più profonda recessione, può avere ricadute negative su altre economia dell’area euro”.  “In Europa, un periodo prolungato di elevati rendimenti in I’Italia metterebbe ulteriore pressione sulle banche italiane, pesando sull’attività economica e peggiorare la dinamica del debito”, avverte ancora l’Fmi, aggiungendo che “altri fattori specifici per l’Europa che potrebbero generare una più ampia avversione al rischio e un diffuso aumento dei differenziali di rischio includono l’aumento della possibilità di una Brexit ‘no-deal’ e i risultati elettorali per il Parlamento europeo che ritardino o invertano i progressi nel rafforzamento dell’architettura dell’area dell’euro”.

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