Quota 100, la denuncia Cgil: “Solo un terzo della platea la utilizzerà”

 “Quota 100 sarà una misura che nel 2019 coinvolgerà 128 mila persone. 162 mila in meno rispetto alla platea di 290 mila persone prevista dalle stime del governo”. Lo sottolinea Ezio Cigna, responsabile della previdenza pubblica della Cgil nazionale, commentando un’analisi dell’Osservatorio previdenza della Fondazione di Vittorio e della Cgil, basata su dati Inps, dove sono prese in esame diverse misure pensionistiche inserite nel decreto n.4/2019, convertito con la legge n.26/19: “quota100”, il blocco della speranza di vita per le pensioni anticipate e la proroga di opzione donna. Per il dirigente sindacale, inoltre, “la differenza è ancora più marcata se si prende a riferimento la platea prevista nel triennio. In questo caso, infatti, si stima che ‘quota 100’ coinvolgerà solo un terzo delle persone previste dal governo, 325 mila invece di 973 mila”.

“Questo coinvolgimento molto più basso rispetto alla platea prevista dal governo – aggiunge Cigna – determinerà un avanzo importante di risorse. Nel triennio per l’insieme delle misure previdenziali prese in esame non saranno utilizzati 7 miliardi e 200 milioni, dei 21 miliardi stanziati in Legge di Bilancio. Nel 2019, dei 3,968 miliardi stanziati dal governo, non saranno utilizzati 1,6 miliardi, nel 2020 si prevede il mancato utilizzo di 2,9 miliardi e nel 2021 di 2,6 miliardi”. “In ogni caso per il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli, con ‘quota 100’ siamo di fronte ad un’ulteriore provvedimento a termine, che coinvolgerà alcune migliaia di persone ma che lascia del tutto invariate le cose in prospettiva. Altro che abolizione della Legge Fornero“. “Da tempo – ricorda il dirigente sindacale – avevamo chiesto un confronto al governo per affrontare il tema di una vera riforma previdenziale che superasse strutturalmente e definitivamente la Legge Monti – Fornero. Purtroppo, invece, si è deciso di intervenire senza ascoltare il sindacato, non accogliendo nessuna delle nostre proposte”. “I dati che però stanno emergendo – conclude Ghiselli – dimostrano che anche in questo caso le nostre previsioni erano fondate e che le risorse impegnate a bilancio saranno utilizzate solo in parte. Vi è la necessità, e vi sono quindi anche le condizioni, per intervenire con altre misure, sulla base delle proposte contenute nella Piattaforma che il sindacato unitariamente ha presentato al governo, garantendo una flessibilità in uscita per tutti dopo 62 anni e prevedendo interventi che tengano conto della specifica condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavoratori gravosi o usuranti e l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia per i giovani”. 

 “Relazione Cgil? Su quota 100 le stime le fa L’Inps, non il governo. Coperture e stime sono state realizzate dall’istituto di previdenza, già ai tempi di Boeri, e dalla Ragioneria di Stato”. Così a LaPresse Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, replicando ai dati dell’Osservatorio previdenza della Fondazione di Vittorio e della Cgil, dove si evidenzia come nel 2019 la riforma previdenziale coinvolgerà meno del 50% della platea prevista. 

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