“Conte? Oggi è più forte, ha imparato ad ascoltare il Paese”

Da quel ‘questo posso dirlo?’ sussurato al suo vice Luigi Di Maio nel suo esordio alla Camera, al video in cui ha detto sì alla Tav, nonostante le resistenze pentastellate, sono passati poco più di tredici mesi. Sono bastati a Giuseppe Conte per compiere una profonda trasformazione da presidente del Consiglio scelto per far da garante al contratto a leader politico il cui consenso nei sondaggi è in forte ascesa. “Ha imparato molte cose, soprattutto a interpretare l’opinione del Paese”, dice a LaPresse il politologo Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica nell’università di Bologna e docente di studi europei e eurasiatici alla Johns Hopkins.

Quanto è cambiato Conte in questi mesi? Secondo me l’uomo ha imparato molte cose, è diventato più disinvolto, capisce cosa vuol dire tenere a bada i due vicepremier e che bisogna comunicare in maniera chiara con il Paese, senza assumere né gli atteggiamenti trionfalistici di Di Maio né l’aggressività di Salvini.

Come giudica il video sulla Tav? Il premier è sempre stato accusato, soprattutto dai leghisti, di essere più vicino ai M5s. Fondamentalmente io credo che come temperamento sia più vicino ai cinque stelle, non solo perché lo hanno indicato loro ma perché ne condivide determinate posizioni. Dopodiché andando in giro, incontrando persone, parlando, si è reso conto che doveva sbloccare la Tav. Interpreta l’opinione del Paese, questo è positivo.

Secondo lei questo premier rafforzato sarà garanzia di durata per il governo o potrebbe essere l’elemento che lo manderà in crisi? Ho sempre pensato che questo governo sarebbe durato molto a lungo. E’ un’occasione unica per i M5s, se ne escono finirebbero nella pattumiera della storia. La Lega ha una posizione di ricaduta perché potrebbe fare un’alleanza con le altre forze di centrodestra ma subirebbe comunque un colpo di immagine molto negativo. Insomma, hanno tutto l’interesse a rimanere e fare scelte, come la nomina del commissario Ue. Inoltre, anche se nessuno ci pensa perché è lontano, nel gennaio 2022 si dovrà eleggere il prossimo presidente della Repubblica: se rimangono saranno loro a votarlo. E potrebbero lanciare proprio Conte presidente della Repubblica, tantopiù che né Salvini né Di Maio avrebbero l’età.

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