Il lodo Grasso e le divisioni interne di Pd e Forza Italia

Il ‘lodo Grasso’ appeso al futuro elettorale di Forza Italia e alle spaccature interne del Pd. Le opposizioni (compreso le forze di centrodestra) tutte schierate fuori dall’aula di Palazzo Madama, che lasciano la patata bollente della mozione di sfiducia a Conte nelle mani di Matteo Salvini. È l’appello lanciato ieri da Pietro Grasso, ex presidente del Senato e leader di LeU, appello oggi ribattezzato appunto ‘Lodo Grasso’. “Non vedo perché io e tutti i senatori di opposizione (di LeU, del Misto, del Pd, ma anche di centrodestra) dovremmo trasformarci nei ‘volenterosi carnefici’ al servizio di Salvini, e votare allegramente l’assurdo di una mozione di sfiducia al Governo presentata da Ministri tuttora ipocritamente e vergognosamente in carica e che intendono rimanere tali fino al giorno delle elezioni!” dice l’ex magistrato.

L’idea di Grasso infatti si basa infatti sui numeri che la maggioranza, in crisi, ha a disposizione in Senato. All’attivo la Lega ha 58 voti, per questo Grasso chiede che i partiti di opposizione e i 5Stelle (che non possono e non vogliono votare la sfiducia al premier Conte) di non partecipare al voto disinnescando così “questa sciagurata pazzia voluta da Salvini con gli strumenti propri della democrazia parlamentare: oggi infatti Salvini non ha i numeri per rendere il Parlamento ostaggio dei suoi desiderata, né per disporre delle Istituzioni a suo piacimento, tra un comizio machista e un cocktail in spiaggia”. Il risultato, se anche Forza Italia partecipasse a questa chiamata alle armi, sarebbe quello di una bocciatura della mozione Lega (che dalla sua parte avrebbe solo Fdi quindi in tutto 76 senatori a favore contro i 107 dei 5Stelle) e quindi un Conte tecnicamente non sfiduciato. Una proposta che, riferiscono fonti parlamentari, non è rimasta sulla carta ma che ha fatto scattare un turbinio di telefonate ed sms tra i capigruppo in Senato. Uno dei primi contatti che Grasso ha avuto è stato proprio con la presidente dei senatori azzurri, Anna Maria Bernini, la quale avrebbe detto, fuori dai denti “aspettiamo di vedere se si chiude l’accordo con la Lega per le prossime elezioni. Se così non fosse – riferiscono fonti parlamentare – sarebbe una buona opzione”.

Il ‘lodo Grasso’ inoltre, permetterebbe così al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di gestire in modo diverso la crisi, guadagnando anche una settimana per chiudere la partita del Commissario Ue. Il premier Conte dovrebbe ovviamente dimettersi, ma non essendo stato sfiduciato dal Parlamento potrebbe farlo dopo il 26 agosto, partecipare quindi il 24 agosto al G7 a Biarritz e incontrare Ursula von der Leyen e consegnarle il nome del commissario italiano, che a quel punto sarebbe un tecnico.

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