Braccianti minacciati e pagati 4 euro all’ora: 10 misure cautelari a Foggia

BARI – Sono dieci le persone raggiunte da un provvedimento restrittivo emesso dal gip del tribunale di Foggia nell’ambito dell’operazione ‘Principi e caporali’ che ha permesso di accertare le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti a lavorare i braccianti agricoli reclutati per lo piĂą tra le duemila persone che vivono nel ghetto di Borgo Mezzanone, nel foggiano. Due degli indagati si trovano in carcere, altrettanti agli arresti domiciliari e sei invece sono stati sottoposti all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. A tutti viene contestato – a vario titolo – l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.

Nello specifico un ivoriano di 35 anni, un senegalese di 31 e un suo coetaneo della Guinea sono – per i carabinieri – gli intermediatori illeciti e reclutatori della forza lavoro mentre tre imprenditori (si tratta di un padre e dei suoi due figli) sarebbero i titolari dell’impresa che impiegava la manodopera a basso costo. Un 30enne e un 56enne italiani erano invece i gestori delle assunzioni e dei pagamenti mentre un 44enne e un 58enne – sempre italiani – erano gli addetti al controllo sui campi dei braccianti costretti a pagare sia per il trasporto – venivano stipati in 25 su furgoni da nove posti – dall’ex pista ai campi del foggiano, sia per essere assunti. I braccianti venivano pagati 4 euro all’ora contro i 7 previsti dal contratto nazionale, non potevano riposare e lavoravano senza indossare gli indumenti per la prevenzione degli infortuni, come guanti e scarpe, necessari allo svolgimento delle mansioni cui venivano adibiti. Gli accertamenti dei carabinieri hanno appurato che in alcuni casi i migranti, di origini africane, erano costretti ad acquistarli a loro spese o gli venivano decurtati dalla paga mensile.

Le indagini che sono state effettuate tra luglio e ottobre dell’anno scorso hanno accertato che gli operai erano puniti se sbagliavano il conteggio dei cassoni di pomodori raccolti: oltre alle minacce di licenziamento, dalla busta paga veniva decurtato un euro. Lo stesso accadeva se un lucchetto di una saracinesca veniva danneggiato. I braccianti ridotti a schiavi erano costretti a pagare anche per poter essere inseriti nella lista dei lavoratori da assumere e tenere in considerazione per lavori futuri. Fondamentale per i carabinieri, coordinati dalla procura foggiana, è stato il personale del progetto SU.PRE.ME del ministero del Lavoro che ha messo a disposizione delle indagini un mediatore culturale il cui contributo ha avuto un peso considerevole per il buon esito dell’indagine. Il tribunale di Foggia ha disposto anche il sequestro preventivo – comprensivo delle relative sedi operative, dei beni mobili registrati e degli immobili e l’assoggettamento al controllo giudiziario – di otto aziende agricole, riconducibili a tre degli indagati raggiunti da misura cautelare. Ammonta complessivamente a dieci milioni di euro il valore complessivo dei beni sequestrati e a sei milioni il fatturato annuo delle aziende sottoposte a controllo giudiziario.

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