Covid, Veneto virtualmente giallo. Zaia: “Si cambia dal 1 maggio”

VENEZIA – Il Veneto resta arancione ma “è verosimile” che la zona cambi (in meglio) dall’1 maggio. Ne parla Luca Zaia, che in attesa del nuovo decreto del Governo torna a sollecitare il “tagliando” del criteri per le limitazioni anti-Covid. “L’azione delle Regioni è propedeutica a questo tagliando. Non vedo posizioni fondamentaliste dal presidente Draghi, quindi spero che il Governo prenda posizione rispetto a questo tagliando”, dice il presidente veneto durante il punto stampa di oggi. Di certo comunque “questo decreto scade il 30, la vedo dura ripresentare l’attuale decreto con zone rosse e arancioni”. Per Zaia “va rivisto il modello dei 21 parametri, la situazione è completamente cambiata, inserendo ad esempio la situazione delle vaccinazioni”.

Il Veneto già ora ha comunque parametri da zona gialla. Nelle ultime 24 ore ci sono stati 906 positivi, con una incidenza dei positivi dell’2,54% su 35.700 tamponi. Gli attualmente positivi sono 27.479. Per quanto riguarda i ricoveri, si tratta di 1.870 pazienti (-80 rispetto a ieri), di cui 1.609 in area non critica (-75) e 261 (-5) in terapia intensiva. I decessi sono oggi 23. Zaia, fornendo le cifre, parla di un “dato incoraggiante” sui ricoveri, dove “continua il trend di calo, ma di infezione ce n’è, quindi dobbiamo essere rigorosi”.

ZAIA: CON 2 METRI DI DISTANZA NON SI APRONO I RISTORANTI

“Con i due metri di distanza non si aprono i ristoranti, si chiudono”. Lo sottolinea il governatore del Veneto Luca Zaia tornando in conferenza stampa sul tema della riapertire. I due metri di distanza, precisa, “non ce li siamo inventati noi”. “Non sono nè aperturista nè chiusista”, precisa Zaia. “Dobbiamo prendere atto che il virus lo conosciamo, la situazione è cambiata rispetto ad un anno fa. Ora dobbiamo iniziare fase di convivenza, quindi una riapertura graduale, a partire dall’aria aperta”. Quello che sta prendendo corpo, comunque, “non è un liberi tutti, il rischio è sempre dietro l’angolo, questo virus è inclemente e sorprendente”. E ancora: è “giusto rivendicare aperture, ma bisogna anche rivendicare il rispetto delle regole”, sottolinea il presidente del Veneto.

In attesa dell’incontro con il premier Mario Draghi con le Regioni (“al momento non è previsto un incontro col presidente del Consiglio ma ci sarà”), Zaia torna sul paragone con la Gran Bretagna. Vero che è ripartita, ma “si è fatta quattro mesi di lockdown, che non è zona rossa ma è stare chiusi in casa. Noi abbiamo un vantaggio climatico rispetto ai paesi del nord Europa. Il coronavirus ha una sua stagionalità, e la terza ondata per ora ha dimostrato una forza distruttiva inferiore rispetto a quella di dicembre”.

ZAIA RECLAMA DOSI: SIAMO UN ESERCITO SENZA MUNIZIONI

“Adesso dobbiamo aver vaccini, siamo un esercito senza munizioni. O meglio, ne abbiamo poche”. Torna ad alzare la voce il governatore del Veneto Luca Zaia sulla carenza di dosi da somministrare in regione. “Abbiamo motori al minimo e comunque facciamo 30.000 dosi senza neanche girarci”. Avendole a disposizione “noi 80.000 dosi le garantiamo nero su bianco”, sottolinea Zaia in conferenza stampa.

Il primo trimestre dell’anno, dal punto di vista della campagna vaccinale, “è stato un bagno di sangue” tra forniture non arrivate e defaillance varie. “Adesso si va verso stabilizzazione ma bisogna avere più vaccini”. Ieri in Veneto sono state somministrate 22.222 dosi, per un totale di 1.244.275 dosi (354.000 le immunizzazioni complete). “Siamo all’87% degli over 80”, ma su un target di 358.540 persone circa 17-18.000 non si vaccineranno. “Oggi posso dirlo con certezza, il 5% degli over 80 non si vuole vaccinare. Li stiamo andando a cercare a casa. Ma c’è un 5% che non se lo fa”, ribadisce Zaia.

Ieri in Veneto è stato segnalato qualche centro vaccinale semivuoto: il governatore lo spiega appunto con la carenza di fiale e anche per i vuoti creati da prenotazioni disdettate. Comunque, assicura ancora Zaia “sarà fine settimana dirompente per le vaccinazione a domicilio”. Per quanto riguarda i 70-79 enni è stata fatta la prima dose al 60% del target (444.443 persone) e a breve verranno convocati i 603.000 60-69enni.

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