Draghi e Salvini perdono consensi, Meloni, Letta e Conte guadagnano

ROMA – Il vento sta cambiando, e pure in fretta. In genere la luna di miele che accompagna un nuovo Presidente del Consiglio col suo Governo dura di più. Vero che siamo in un momento particolare ma, guardando i risultati dell’ultimo sondaggio Dire-Tecnè già si registrano i primi segni di scollamento nei confronti dei cittadini. A partire dal premier Mario Draghi, che dal 13 febbraio al 19 marzo aveva una base di consenso del 60%, sceso al 56,1% nel periodo 20 marzo-1 aprile. Draghi comunque resta il leader politico più amato dagli italiani seguito da Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia al 40,1%. Sale Giuseppe Conte, che nell’ultima settimana conquista un +0,6% attestandosi al 35,8%, mentre Matteo Salvini, leader della Lega, perde un 0,2 e si ferma al 33%. Enrico Letta, nuovo segretario del Pd, si porta a casa un +0,4% attestandosi al 28,4%, seguono Silvio Berlusconi al 27,4, Roberto Speranza al 23,1; Emma Bonino al 21%; Carlo Calenda al 17,5% e ultimo Matteo Renzi al 10,8. Per quanto riguarda i partiti, la Lega perde qualcosa ma resta al primo posto col 22,6%, il Pd guadagna qualcosa e si piazza al secondo posto col 18,5%, segue Fratelli d’Italia al 18 e M5S al 16,3%.

Forse è proprio la perdita di consensi, che da settimane non si arresta, che costringe Matteo Salvini ad alzare ogni giorno lo scontro con gli alleati di Governo. Ormai non passa giorno che spari contro il ‘rosso’ Roberto Speranza, ministro della Salute, accusandolo di voler chiudere il Paese per la sua ideologia. Una posizione questa di Salvini che sta creando non pochi malumori nei partiti del centrosinistra perché le decisioni del Governo sono state approvate anche con il via libera dei ministri della Lega: “Che vuole Salvini? Perché non attacca il suo braccio destro Giorgetti? Comunque è ora che il premier Draghi intervenga, che chieda ai leghisti di governo di farlo smettere”. Per altri, al contrario, “si vede benissimo che Salvini è in affanno, non sa più che fare, va in ogni dove pur di far sapere che esiste, ma ormai…”.

Per quanto riguarda la politica nazionale, ieri notte è riapparso Giuseppe Conte, intervenuto online alla riunione con tutti i parlamentari del M5S. Un intervento che in molti hanno giudicato interlocutorio, senza grandi novità: “A parte la sottolineatura contro le correnti, con l’invito a non organizzare niente in suo nome”.

Nel Pd il segretario Letta è alle prese con la ‘patata bollente’ di chi candidare a sindaco di Roma. Tutti dicono che se ne occuperanno i Dem capitolini ma nessuno ci crede. Sarà il segretario a menar le danze, cercando di ricondurre tutti sul nome migliore. Calano le possibilità che alla fine si arrivi su Roberto Gualtieri, ex ministro dell’Economia. Resta la possibilità che si convinca a correre Nicola Zingaretti, ora presidente della Regione Lazio. Sempre riguardo a Roma, singolare la presa di posizione a favore di Carlo Calenda da parte della vicesegretaria del Pd, Irene Tinagli, fortemente voluta da Letta che gli ha assegnato anche il ruolo di ‘vicario’: “Carlo Calenda ha energia, capacità e metodo per poter affrontare una sfida del genere. E’ chiaro che dobbiamo trovare le modalità per creare un’alleanza che consenta questo percorso”, ha detto.

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