Trecento giornalisti da tutto il mondo per vedere Giorgia Meloni

ROMA – Hanno perso il conto. Gli organizzatori, quelli che stanno prendendo tutte le richieste di accredito dei giornalisti per la manifestazione del centrodestra del 22 settembre a Piazza del Popolo, non sanno più che cartellini staccare: “Ormai sono più di 300 i giornalisti che verranno in Piazza del Popolo per Giorgia Meloni – dice uno di loro – vero che la manifestazione è del centrodestra ma non prendiamoci in giro, tutta l’attesa è per la leader di Fratelli d’Italia, la più che probabile prossima premier del nostro Paese. Abbiamo richieste da tutto il mondo, dal Canada al Giappone, dall’Algeria all’India, tutta Europa…”.

E dalla Russia? Rapida occhiata al tabulato: “No, dalla Russia per il momento non viene nessuno, magari manderanno qualche agente di Putin in piazza” scherza il militante. Che ci sia voglia di chiudere alla grande nella storica piazza di Roma lo si capisce chiaramente. E sarà il trionfo di Giorgia Meloni, con Salvini e Berlusconi che saluteranno quei pochi che gli son rimasti. Perché ormai è chiaro che i Fratelli d’Italia stanno avanzando in tutta Italia, addirittura in Lombardia e Veneto, terra fino ad oggi leghista, in molti scommettono non solo sul sorpasso ma addirittura sul raddoppio. E se questo accadrà, non solo saranno guai, grossi, per Salvini e Berlusconi ma pure per la stessa Meloni. Che magari si ritroverà sul tavolo la richiesta dei suoi alleati di aumentare la quota dei ministri per dimostrare che c’è comunque equlibrio.

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Per quanto riguarda la Lega, è chiaro che un flop metterebbe immediatamente in discussione la leadership di Salvini, che potrebbe mollare la segreteria con un posto di ministro: “Salvini ministro delle Autonomie locali”, scherzano dalle parti della destra. Come leader della Lega salgono le quotazioni del presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: “Se la Lega prende una super scoppola in Veneto e Lombardia – dicono leghisti della vecchia guardia – Zaia dovrà rimboccarsi le maniche dalle sue parti, mentre Fontana sarà a fine corsa, a quel punto sostituito con la Moratti. Fedriga è giovane, si presenta bene, piace, parla italiano ed è molto preparato, convince senza bisogno di annunciare sfracelli”.

Nuvole scure anche sopra il Pd, che oggi ha chiesto l’aiuto della Spd tedesca prontamente intervenuta contro la pericolosa postfascista Giorgia Meloni. In molti aspettano di vedere il risultato della gestione Enrico Letta: “L’asticella – dicono alcuni Dem – è almeno al 23-24%”, se invece il partito prenderà meno – e c’è qualcuno che spara il 19-20% – anche lì scoppierà la lite furibonda tra chi puntava su Conte e quanti avevano maledetto l’alleanza col M5S, chi voleva l’alleanza con Calenda e Renzi e chi alla fine non è riuscito a farli star buoni facendoli andar via.

Che fare? Anche per i Dem sarà tempo di dedicarsi a ritrovare non solo una linea politica, ma anche a ricostruire rapporti politici. Il Conte del M5S ha già detto che mai tratterà con l’attuale quadro dirigente del Pd; pure Calenda e Renzi già battono i piedi contro i Dem. Per questo gli occhi sono rivolti dalle parti di Bologna, dove in Regione regna Stefano Bonaccini che non solo a suo tempo ha stra-battuto la Lega di Salvini ma oggi governa l’Emilia-Romagna con un’alleanza con dentro il diavolo e l’acqua santa. Chi meglio di lui?

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