La riforma del fisco ci sarà e prevederà una rimodulazione delle aliquote e degli scaglioni all’insegna della «progressività» dell’imposizione. In sintesi è questo il messaggio che il presidente incaricato Mario Draghi ha trasferito a tutti i gruppi parlamentari durante le consultazioni. L’ex presidente della Bce ha indicato un ulteriore aspetto del percorso: la riforma non conterrà nuove tasse e dovrà concorrere alla riduzione dell’evasione fiscale. Indicazioni che, seppure stringate, per non urtare la sensibilità politica di nessuno, lasciano intendere che non ci sarà la flat tax, misura cara a Matteo Salvini. L’idea di un’aliquota fissa per categorie come, per esempio, le partite iva si configurerebbe con ogni probabilità in una forma di detassazione con tanto di rischio di iniquità tra diverse categorie di contribuenti. Un rilievo mosso più volte dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), che trova corrispondenza con il pensiero di Draghi in materia di fisco. Quando era governatore di Bankitalia, tra l’altro, non ha fatto mistero di ritenere necessario il riordino di un sistema fiscale contorto da innumerevoli imposte, aliquote, sconti e incentivi. La semplificazione e la rimodulazione della progressività si configurano, dunque, tra gli obiettivi del nuovo esecutivo. L’intento è redistribuire il carico fiscale, riducendo la pressione sui redditi medio-bassi, nel solco già tracciato dal governo Conte, che ha specificato la stessa volontà nel Documento di economia e finanza, così come nel Recovery pian, indicando la riforma del fisco, a cominciare dall’Irpef. E determinare la speditezza della riforma saranno gli equilibri politici della futura maggioranza, ma è intuibile che si tratterà di un intervento sulle aliquote effettive sui redditi da lavoro, dipendente e autonomo, relative a contribuenti con redditi bassi e medio-bassi, cioè al di sotto dei 50 mila curo lordi. Oltre all’intesa politica per procedere alla riforma servono le risorse, alleggerire il carico fiscale su alcune fasce di reddito prevede, del resto, di individuare come mantenere il gettito inalterato, e qui le strade sono già state riassunte dall’Upb pochi giorni fa. ²ä progressività suggerirebbe di aumentare il prelievo sui redditi più elevati, ma ci sono anche il contrasto all’evasione e lo spostamento della tassazione «dai fattori produttivi verso i consumi», oltre che la revisione del catasto. Ogni scelta ha effetti e costi politici che Draghi dovrà mediare e mitigare.