Rendimenti in rialzo per tutte le forme pensionistiche complementari nel primo semestre dell’anno grazie alle migliori condizioni del mercato dei titoli governativi e azionari. In aggregato, e al netto dei costi di gestione e della fiscalità, i fondi negoziali hanno guadagnato il 4,7%, contro il +5,5% e il +6,9%, rispettivamente, dei fondi aperti e i Pip di ramo III. Risultato inferiore ma sempre positivo (+0,8%) anche per le gestioni separate di ramo I, che contabilizzano le attività a costo storico e non a valori di mercato e i cui rendimenti dipendono in gran parte dal flusso cedolare incassato sui titoli detenuti. I risultati della prima metà del l’anno, che segnano un buon recupero rispetto alle perdite registrate nel 2018, sono stati pubblicati dalla Covip che, come di consueto, invita a guardare ai rendimenti del risparmio previdenziale su un orizzonte più lungo. Nel periodo da inizio 2009 a fine dicembre 2018 (dieci anni), i rendimenti sono risultati pari al 3,7% per i fondi negoziali, al 4,1 per i fondi aperti e al 4 per i Pip di ramo III; al 2,7% perle gestioni separate di ramo I. Nello stesso periodo, la rivalutazione media annua composta del Tfr è stata pari al 2%. Le risorse destinate alle prestazioni sono arrivate, a fine giugno, a 174,74 miliardi (+4,5% rispetto al dicembre 2018), dato da leggere al netto delle variazioni nel periodo dei fondi pensione preesistenti e dei Pip “vecchi”. In particolare il patrimonio dei fondi negoziali è cresciuto del 7% a 53,9%, mentre le risorse cumulate nei fondi aperti sono arrivate a 21,4 miliardi, mentre i Pip “nuovi” hanno raggiunto i 33 miliardi; nel semestre l’aumento è stato, rispettivamente, del 9,1 e del 7,5%. A metà anno è cresciuto il numero complessivo delle posizioni presenti sulle forme pensionistiche complementari (+2,1%) un dato che non corrisponde a singoli lavoratori, visto che comprende anche chi ha aderito contemporaneamente a più di un fondo; gli iscritti stimati da Commissione di vigilanza sono circa 8 milioni e 120mila. Come ha ricordato il presidente della Covip, Mario Padula, nella relazione annuale, nel 2018 gli iscritti che non hanno effettuato versamenti contributivi sono stati 2 milioni, il 25% del totale; rispetto al 2017, sono aumentati di quasi 200.000 unità. Circa il 60%, 1,2 milioni di soggetti, non versa contributi da almeno tré anni. Tornando alla semestrale tra i fondi negoziali si sono registrate 75mila iscrizioni in più (+2,5%), per un totale a fine giugno di 3,077 milioni. I dieci fondi con attivi meccanismi di adesione contrattuale hanno avuto incrementi delle adesioni relativamente più elevati; circa metà della crescita netta ha riguardato il fondo del settore edile che, pur avendo attivato tale meccanismo già dal 2015, continua a raccogliere adesioni contrattuali per effetto della forte mobilità occupazionale che caratterizza il settore.

FONTEIl Sole 24 Ore
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