Le Casse di Previdenza dei liberi professionisti: un quadro di risorse e investimenti nel 2022

La Legge di Bilancio per il 2023 è intervenuta sulla disciplina delle attività di investimento delle Casse di previdenza aprendo un nuovo capitolo nel lungo iter normativo volto a una regolamentazione più dettagliata per questa tipologia di enti.  In particolare, l’articolo 1, comma 311 apporta delle modifiche al Decreto Legge 6 luglio 2011, n. 98 (che attribuiva a COVIP il compito di vigilare sugli investimenti finanziari e sulla composizione del patrimonio delle Casse di Previdenza), rimandando a un decreto ministeriale la definizione di norme di indirizzo in materia di investimento delle risorse finanziarie, di conflitti di interessi e di banca depositaria, di informazione nei confronti degli iscritti, nonché sugli obblighi relativamente alla governance degli investimenti e alla gestione del rischio.

In attesa di queste ultime disposizioni, vediamo quindi come si articola il panorama degli enti che garantiscono la previdenza di primo pilastro per i liberi professionisti, e in particolare la composizione dei loro portafogli, così come emerge dai dati analizzati dal Decimo Rapporto sugli investitori istituzionali italiani a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.

 

Il quadro generale

Al 2022 le Casse privatizzate dei liberi Professionisti sono 20, 20 enti cui fanno capo 22 gestioni e non più 23 (considerando che INPGI gestione sostitutiva dell’AGO, a decorrere dall’1 luglio 2022, è confluita in INPS), per un totale degli iscritti di 1.853.219, contro i 1.860.774 dell’anno precedente, pari a circa il 7,7% della forza lavoro complessiva del Paese. Da sottolineare però che il totale 2021 comprendeva per l’appunto anche gli iscritti INPGI gestione sostitutiva, al netto dei quali si registra un incremento, tra gli iscritti totali, tra il 2022 e il 2021 dello 0,38%.

L’attivo patrimoniale complessivo risulta pari a 100,714 miliardi di euro, con un incremento di 2,5 miliardi rispetto all’anno precedente, mentre il patrimonio netto è pari a 87,55 miliardi di euro, contro gli 85,32 del 2021. I dati relativi alla modalità di gestione del patrimonio, invece, confermano, in linea con gli anni precedenti, una sempre più spiccata tendenza per l’investimento diretto, che vale l’83% dell’attivo (in crescita rispetto all’82% del 2021), e pari per il 2022 a 83,51 miliardi di euro. A tal proposito, il decreto intende fissare una serie di regole di ordine generale, nonché i dettami degli investimenti ammissibili, disponendo che le Casse devono assicurare la coerenza degli investimenti con il profilo di rischio e con la struttura temporale delle passività detenute, privilegiando strumenti finanziari con basso grado di rischio e prevedendo obblighi di diversificazione e ottimizzazione della combinazione redditività-rischio del portafoglio.

 

Il portafoglio delle Casse di Previdenza al 2022

I dati aggregati mostrano una buona diversificazione degli investimenti per quanto riguarda gli 83,51 miliardi gestiti direttamente: se, da una parte, l’acquisto di strumenti finanziari tradizionali quali azioni e obbligazioni (in prevalenza titoli di Stato italiani) rimane una voce importante nel portafoglio delle Casse, pari al 17% del totale degli investimenti diretti, dall’altra circa il 60% è investito in strumenti del risparmio gestito. 

Figura 1 – Gli investimenti diretti delle Casse a confronto: anni 2022-2021

Figura 1 - Gli investimenti diretti delle Casse a confronto: anni 2022-2021

Fonte: Decimo Report “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2022”

Nel dettaglio, gli investimenti in OICR ammontano a 25,125 miliardi di euro (in calo del 10,9% rispetto al 2021), di cui circa il 16% (vale a dire 3,99 miliardi) è costituito da fondi o veicoli dedicati (comparti di SICAV di diritto lussemburghese). Nel complesso, i più acquistati sono quelli obbligazionari con oltre 13 miliardi (il 51,82%), seguiti a distanza dagli azionari (6,56 miliardi, 26,13%) e da altre tipologie e misti (altro) con circa 4 miliardi, pari al 15,89% (ad esempio, absolute return). 

Aumentano, invece, gli investimenti alternativi, salendo dai 18,32 miliardi del 2021 a 20,92 miliardi: si tratta di fatto del 25% degli investimenti diretti (22,5% nel 2021) e del 20,8% del totale degli attivi, di cui circa il 16,1% (3,37 miliardi) è costituito da fondi e veicoli dedicati di natura immobiliare. Tra le tipologie di FIA resta prevalente il settore immobiliare, con il 63,54% del totale di questa asset class, seppure in costante diminuzione dal 2017. Seguono i fondi di private equity (12,75% dal 10,1% del 2021), in costante crescita dal 2020, e le infrastrutture (7,25% dal 6,2% del 2021) che superano la categoria “FIA mobiliari – Altro” in cui sono ricompresi tutti gli investimenti alternativi che non rientrano nelle altre categorie indicate. Trend positivo, infine, anche la quota di ETF, che sale dal 3,65% del totale degli investimenti diretti del 2021 al 4,38% nel 2022.

Si riduce, invece, il peso dei mandati di gestione a 17,2 miliardi (erano 17,4 miliardi nel 2021), complice anche il ricorso alla costituzione di veicoli dedicati, soprattutto di natura immobiliare ma anche per la gestione della parte liquida del portafoglio. Per quanto riguarda la gestione indiretta, la nuova disciplina mira a una maggiore trasparenza e competitività nel processo di selezione dei gestori (nel 2022 i primi 5 gestori rappresentano oltre il 60% del totale delle risorse affidate tramite mandato), secondo criteri di proporzionalità rispetto agli obiettivi perseguiti e assicurando la coerenza tra gli obiettivi e le modalità gestionali.

 

Gli investimenti a sostegno dell’economia reale

Un’ultima considerazione riguarda gli investimenti in “economia reale” domestica, che consentono di comprendere quanto del risparmio previdenziale e assistenziale sia reinvestito per sostenere e sviluppare l’economia italiana, il benessere, l’occupazione e i redditi anche per le stesse categorie di iscritti. Il totale di questi investimenti per le Casse previdenziali privatizzate ammonta a 18,6 miliardi di euro (1 miliardo in più rispetto al 2021), pari al 22,27% del totale degli investimenti diretti e al 18,5% del totale attivo. Totatle cui, tuttavia, andrebbero aggiunti gli investimenti in titoli di Stato, che pure finanziano l’economia nazionale, per un importo pari a 5,93 miliardi.

Figura 2 – Percentuale degli investimenti in economia “reale” domestica per singolo strumento

Figura 2 - Percentuale degli investimenti in economia “reale” domestica per singolo strumento

Fonte: Decimo Report “Investitori istituzionali italiani: iscritti, risorse e gestori per l’anno 2022”

I FIA restano l’asset class predominante, sebbene con un peso relativo sul totale in diminuzione, mentre aumentano gli investimenti, sia in valore assoluto sia in termini di peso relativo sul totale, nelle azioni italiane e nelle obbligazioni corporate italiane, seguiti dagli OICR.

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