Le decisioni del Consiglio Nazionale dei Commercialisti, che abbiamo appreso dalle informative n. 14 del 05 febbraio e n. 26 del 28 marzo scorsi, in tema di Scuole di Alta Formazione, a parere dell’Associazione Nazionale Commercialisti, non sono altro che l’evidente volontà di giustificare e rivitalizzare un progetto al quale sono state destinate importanti risorse finanziarie in fase di start-up e molte altre ne saranno destinate per il mantenimento futuro, nonostante la doppia bocciatura da parte della politica.

“Aver introdotto – spiega Marco Cuchel Presidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti  – , con la modifica del regolamento sulla formazione obbligatoria, il principio della “riportabilità” dei crediti formativi (cfp) da un triennio all’altro solo per i colleghi che frequentano le SAF rispetto a coloro che si formano attraverso altri canali (formazione erogata dagli stessi ordini, da altri entri formatori qualificati o attraverso master universitari), così come pensare di prevedere l’istituzione di un apposito elenco presso l’albo tenuto dal Consiglio Nazionale (pur senza alcun riconoscimento giuridico), testimonia la volontà da parte del governo della nostra Categoria di puntare ancora tutto su questo obiettivo, ancor prima che intervenga una modifica normativa in tal senso.”.

Rispetto all’ingiustificato silenzio della Categoria in occasione della modifica del regolamento sulla formazione continua, si sono registrate una serie di reazioni fortemente negative da parte di Associazioni, Ordini e singoli colleghi nei riguardi della previsione dell’istituzione di un elenco di “specializzati” per i soli frequentatori delle SAF, evidenziando, ancora una volta, la mancanza di condivisione delle scelte adottate.

Dopo una prima bocciatura legislativa all’inserimento del progetto nel decreto fiscale, per una chiara mancanza di vera volontà politica, e la successiva bocciatura alla legge di stabilità per una eccessiva fiducia nel mondo della politica, ci si sarebbe aspettati un momento di riflessione e condivisione rispetto alle criticità prettamente operative segnalate dalle Associazioni, venute a conoscenza dei dettagli attuativi relativi alle “specializzazioni”. Avrebbero potuto essere organizzati specifici incontri sui territori, in contraddittorio con i colleghi, e invece niente di tutto questo è purtroppo avvenuto, e ci si è limitati a bollare qualsiasi voce fuori dal coro come strumentale.

“L’Associazione Nazionale Commercialisti – puntualizza il Presidente Cuchel –  non è mai stata contraria alle Saf, ma in maniera responsabile ha evidenziato in più occasioni le criticità ad esse connesse rispetto alla fase attuativa, in particolare:

  • Limite dei 5 anni di iscrizione per la frequenza alle Saf;
  • Elevato costo a carico dei colleghi per la frequenza alle Saf;
  • Elevato numero di ore formative;
  • Limite al numero di specializzazioni;
  • Disomogenea offerta delle Saf in termine di qualità e aree di formazione;
  • Mancanza di una vera e propria riserva giuridica;
  • Principi e termini per il riconoscimento della specializzazione per coloro che hanno un’anzianità superiore a 10 anni;
  • Mancata previsione di specifiche specializzazioni anche per gli iscritti alla sezione B dell’albo (Esperti Contabili);

ma, soprattutto, è stata evidenziata la necessità di non focalizzarsi solo e soltanto sulle specializzazioni, che vengono rappresentate come una panacea per la sopravvivenza della Categoria, viste le evoluzioni che la Professione incontrerà nel prossimo futuro.”.

I colleghi da salvaguardare e tutelare non possono essere solo coloro che frequentano le Saf (a meno che l’intento non sia quello di salvaguardare le Saf), ma viceversa tutti i circa 118 mila colleghi iscritti all’albo dei Commercialisti, la maggior parte dei quali, per vari motivi, non possono accedere alle Saf e i cui interessi e il cui futuro saranno in tutti i modi tutelati dall’Associazione Nazionale Commercialisti.

Riteniamo che prima di lavorare per le riserve tra colleghi, bisognerebbe impegnarsi per ottenere legittime riserve per l’intera Categoria e su questo daremo il nostro contributo, partendo dalla necessità urgente di richiedere con forza una vera regolamentazione del mercato in ambito fiscale (chi può fare cosa) definendo una volta per tutte il rapporto di sussidiarietà che lo Stato sempre più prepotentemente ci chiede di svolgere.

“Il nostro auspicio, quindi, – conclude Cuchel – è che l’ultima comunicazione venga in qualche modo rettificata e che gli intendimenti in essa espressi siano rivisti partendo da una seria e concreta condivisione del futuro della Professione di Commercialista.”.

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