Lo scossone subito dai mercati finanziari con l’arrivo della pandemia nei primi mesi dell’anno – peraltro in parte già riassorbito – non ha cancellato i rendimenti messi a segno nel 2019 dai fondi pensione. I guadagni su base annua hanno oscillato tra il 7,2 e il 12,2% (contro il +1,5% del Tfr) e nell’anno sono anche aumentati gli iscritti alle forme di previdenza complementare (+4%, ora sono 83 milioni, che salgono a 9,1 se si considerano le iscrizione multiple). Nel 2019 sono però aumentati gli iscritti che non hanno effettuato versamenti (sono 2,2 milioni, il 26,4% del totale; rispetto al 2018 sono 200mila in più e la metà, 1,1 milioni di soggetti, non versa contributi da almeno quattro anni). A fronte di 16,2 miliardi di nuove entrate, nell’anno le prestazioni pagate sono arrivate a 8,4 miliardi e sono state erogate prestazioni pensionistiche in capitale per 3 miliardi e in rendita per circa 600 milioni. I riscatti 2,1 miliardi, mentre sono state effettuate circa 500 milioni di rendite integrative temporanee anticipate (RITA), per lo più concentrate nei fondi pensione preesistenti. Le anticipazioni, per 2,3 miliardi, sono state in gran parte riferite a causali diverse dalle spese sanitarie o dall’acquisto o ristrutturazione della prima casa. Sono questi i numeri più importanti che arrivano dalla Relazione annuale della Covip, presentata ieri in forma virtuale nel rispetto delle regole anticontagio. Il presidente, Mario Padula, nelle sue Considerazioni ha spiegato che « nei prossimi meste ragionevole attendersi, anche in relazione all’entità della caduta dell’attività economica, la flessione dei contributi e l’incremento delle richieste di prestazioni». Anche per questo il governo dovrebbe valutare incentivi fiscali capaci di far crescere le adesioni ai fondi ma, anche, per agevolare «la ricostituzione delle posizioni, nella fase di ripresa, per quegli iscritti che abbiano fatto ricorso a forme di anticipazione, riscattato la posizione o, appunto, interrotto la contribuzione». I vertici di Covip sono tornati ad auspicare un rafforzamento e una maggiore concentrazione del sistema dei fondi pensione, unica via per garantire minori costi e una maggiore qualità nella gestione dei servizi offerti agli iscritti- E questo consolidamento serve non solo per centrare i nuovi standard organizzativi e di governance previsti dalla direttiva Iorp II ma, anche, nella prospettiva del mercato unico della previdenza complementare e l’arrivo, alla fine del prossimo anno, dei Pan-European Personal Pension Products (PEPP). Mentre per le Casse dei professionisti – ha riaffermato Padula – il govemo deve provvedere subito all’adozione del regolamento sugli investimenti, atteso ormai da nove anni. Covip vigila su oltre 270 miliardi di risparmio previdenziale privato (185 miliardi dei fondi pensione; 87miliardi delle casse professionali). Queste ultime, in particolare, dal 2011 al 2018 hanno visto crescere le loro attività di 313 miliardi (+56,2%). «Sugli assetti regolamentari delle casse in materia di investimento pesa l’assenza di un quadro normativo cogente e unitario» ha ripetuto anche quest’anno Padula, facendo esplicito riferimento è a un regolamento che il governo non adotta dal 2011. Un vuoto oggi ancora più vistoso alla luce delle indiscrezioni su un coinvolgimento delle Casse e dei fondi nella partita Autostrade-Cdp. Il valore degli investimenti dei fondi pensione nell’economia italiana (titoli emessi da soggetti residenti in Italia e immobili) è di 40,3 miliardi, il 26,8% del patrimonio. I titoli di Stato ne rappresentano la quota maggiore, 30,9 miliardi. Le Casse hanno invece investito sull’Italia35 miliardi (il 40,2%delle attività totali) mentre gli investimenti non domestici si attestano a 38,2 miliardi. La residua quota del 15,9% delle attività totali è costituita essenzialmente da liquidità e da crediti contributivi. L’anno scorso il numero delle forme complementari si è ridotto di 18 unità e conta ora su 380 fondi, vent’anni fa erano 739, quasi il doppio. Un ulteriore consolidamento – spiega il vertice Covip – può assicurare quelle economie di scala indispensabili per far crescere l’inclusione previdenziale (gli iscritti attuali sono un terzo dei lavoratori), migliorare la qualità dell’offerta e meglio orientare gli investimenti allo sviluppo dei mercati finanziari e la crescita dell’economia.

FONTEIl Sole 24 Ore
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