I professionisti iscritti alle Casse di previdenza riceveranno mille euro per il mese di maggio. Su questo nessuno sembra avere dei dubbi. Nessuna certezza però si ha in merito al chi e al quando. A quanto risulta al Sole 24 Ore il decreto atteso da tempo, di cui in questi giorni si è motto parlato, è fermo al ministero dell’Economia, presso la Ragioneria di Stato, pare per “problemi di copertura”. È praticamente certo che il decreto non uscirà entro domani, infatti da giorni si parla di un decreto in arrivo nel mese di agosto, ma date certe ancora non ci sono. Il decreto è necessario per stabilire i criteri per ottenere la terza tranche. Per aprile è stato applicato un criterio automatico, dove la domanda è stata presentata solo da chi era stato escluso a marzo perché iscritto a più enti previdenziali, un requisito ora abrogato con effetto dopo la risposta a interpello fornita dal ministero del Lavoro alla Cassa di previdenza dei dottori commercialisti ed esperti contabili. I criteri che saranno applicati, e quindi la platea che potrà richiedere l’assegno più ricco dipenderà dalle risorse disponibili. Fino ad oggi nelle tasche dei professionisti che rientravano nei requisiti di reddito -. 35mila euro o fra i 35mila e i 50mila euro ma con un calo delle entrate di almeno un terzo – ) sono arrivati circa 600 milioni di euro di euro; ricordiamo che per i lavoratori autonomi iscritti all’Inps l’aiuto di marzo e aprile è stato erogato a prescindere dalle entrate dichiarate. Le domande accettate dalle Casse di previdenza di aprile sono state 485mila, poco meno, circa 472mila a marzo. Va detto che ha questo numero andranno sommati i professionisti esclusi dal primo assegno e ora riammessi, che saranno qualche migliaio (908 solo i commercialisti). Il decreto però non basterà per far partire il terzo accredito, Il presidente dell’Adepp, l’associazione che rappresenta gli enti di previdenza die professionisti, Alberto Oliveri, l’ha chiarito in più occasioni: le Casse – chiamate dal Governo ad anticipare gli aiuti – potranno erogare la tersa tranche dì mille euro solo dopo che saranno stati loro restituiti i 300 milioni anticipati per il mese di aprile. C’è un problema di liquidità che non può essere ignorato: le Casse, per aiutare i loro iscritti, durante il lockdown hanno sospeso il versamento dei contributi – chi fino a settembre chi fino a dicembre -; una mossa fatta per andare incontro alle esigenze di liquidità dei professionisti; in questo modo però hanno ridotto sensibilmente le entrate correnti, che normalmente servono per pagare le pensioni. L’alternativa potrebbe essere quella di smobilizzare gli investimenti, ma al prezzo di pesanti perdite.

FONTEIl Sole 24 Ore
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