Nel corso del 2018, la popolazione dei Commercialisti italiani iscritti all’Albo si è ampliata di sole 306 unità, pari a una crescita percentuale dello 0,3%, la più bassa dal 2008. Basta questo per dire che la professione ha perso appeal? Forse no, anche se si tratta di un ulteriore rallentamento dopo il +0,4% del 2017 e il +0,5% del 2016. Non solo. Il calo è più significativo se confrontato con il contesto demografico. Nello stesso periodo, infatti, la popolazione italiana è aumentata dello 0,6%, mentre l’occupazione è diminuita dello 0,1% e le imprese attive sono diminuite del 3,2%. Questo ha determinato un calo significativo del rapporto tra la popolazione e gli iscritti, passato in undici anni da 555 a 510 e del rapporto tra le imprese attive e gli iscritti che nello stesso periodo è passato da 50 a 43. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto 2019 sulla professione del Commercialista presentato in occasione degli Stati generali della professione. Il Rapporto 2019 conferma il trend asimmetrico Nord-Sud che interessa l’andamento delle iscrizioni all’Albo in atto già da alcuni anni. Nel corso del 2018 è proseguita la crescita degli iscritti negli Ordini territoriali del Nord Italia anche se a un ritmo leggermente inferiore a quello del 2017. Il rallentamento è dovuto esclusivamente agli Ordini del Nord-est (da +1,1% a +0,6%), mentre quelli del Nord-ovest fanno registrare un trend leggermente migliore (da +0,7% a +0,8%). Prosegue invece il calo degli iscritti negli Ordini territoriali del Sud Italia: dopo il -0,2% del 2017, nel 2018 fanno registrare un -0,3%. Una nota positiva arriva dalle quote rosa che nel 2018 raggiungono il 32,8%. La presenza di donne negli Ordini territoriali dei Commercialisti è piuttosto variabile e tende a essere più elevata negli Ordini del Nord. In particolare, nel Nord-est raggiunge il 36,1% con una punta del 41% in Emilia-Romagna. Nel Sud la quota di donne scende al 30,2% con il valore più basso in Campania (26,3%). Anche nel 2018 continua la crescita dei praticanti che registra un +0,9%: positivo al Nord (+2,4%), negativo al Sud (-2,7%) e molto positivo al Centro (+5,3%). Prosegue anche il trend di crescita degli esperti contabili (+11,1%) e delle Stp (+31,2%) che raggiungono le 813 unità. Il reddito professionale medio dei Commercialisti nel 2018 si ferma a 59.429 euro facendo registrare una crescita dello 0,3% rispetto al 2017. Il reddito mediano cresce, invece, dell’1,1% portandosi a 33.461 euro pari al 56% di quello medio. Contrariamente al 2017, il reddito medio decresce al Nord (-0,1%) e cresce al Sud (+1,5%), mentre il reddito mediano cresce al Nord (+1,3%) e decresce al Sud (-1,7%). Rispetto al 2008, il reddito medio del 2018 risulta inferiore di 419 euro (-0,7%). Al netto dell’inflazione, invece, la crisi ha eroso i redditi medi dei Commercialisti del 12%. L’andamento del reddito mediano indica, invece, una leggera riduzione della diseguaglianza nella distribuzione dei redditi che, però, risulta ancora eccessivamente elevata. Il reddito mediano, che a livello nazionale è pari al 56,3% del reddito medio, nel Nord raggiunge il 61,1% del reddito medio, mentre nel Sud arriva al 69%. Il reddito medio del Nord è dunque 2,7 volte quello del Sud (o, in altri termini, il reddito medio del Sud è il 37,3% di quello del Nord). La professione che scaturisce dal Rapporto 2019 non è molto diversa da quella che emergeva dai rapporti degli ultimi anni. La grande recessione, unita alle nuove tensioni sui mercati globali e all’incessante progresso tecnologico che spinge oltremodo il processo di digitalizzazione dell’economia, continua a rappresentare insieme la principale minaccia ma anche la migliore opportunità per la professione di commercialista.