Elezioni, si riparla di tariffe

Dal cilindro della campagna elettorale spunta (a sorpresa) l’ipotesi di ripristinare le tariffe minime professionali, mandate in soffitta 12 anni fa con le «lenzuolate» di liberalizzazioni dell’allora ministro dello sviluppo economico Pier Luigi Bersani. E se è unanime, dal centrosinistra al centrodestra, la volontà di rivederne l’abolizione, a distinguersi, esprimendo contrarietà verso i «Paletti» per fissare i corrispettivi di base, è il M5s. Teatro del confronto, ieri mattina, il convegno voluto dall’Ordine degli avvocati di Roma: l’intento, come chiarito dal presidente Mauro Vaglio, era interrogare alcuni fra gli esponenti politici che si sono maggiormente occupati del settore giustizia nella XVII Legislatura sul «dopo equo compenso» (ossia, sulle migliorie da apportare alla norma licenziata con il decreto fiscale e, alla fine di dicembre, «rafforzata» sul fronte delle tutele per i professionisti con la legge di bilancio per il 2018, ndr) e sul ruolo dei legali nelle future riforme del comparto. «Ho appoggiato l’iniziativa del centrosinistra di introdurre l’equo compenso per tutti i professionisti, e mi sono arrabbiato quando, in una prima formulazione non era stato inserito il riferimento alla pubblica amministrazione», ha affermato il responsabile giustizia del Pd David Ermini che, subito dopo, ha gettato il sasso nello stagno: «L’equo compenso non basta. Se c’è convergenza con le altre forze politiche, credo si possa far tanto altro», visto che «ero contrario all’abolizione dei minimi tariffari prima di entrare in Parlamenta e rimango tale». Sulla medesima linea il senatore di Fi Lucio Malan ed il responsabile giustizia della Lega Nicola Molteni, che ha battuto sul tasto dell’impoverimento degli avvocati e degli esponenti delle altre categorie «non soltanto per effetto della crisi, ma a causa della cancellazione delle tariffe minime» (con la legge 248/2006). «Si pub», ha scandita e «si deve tornare indietro». Fuori dal coro il deputato del M5s Alfonso Bonafede: pur accogliendo col pollice in su la disciplina sull’equo compenso (ne andranno, pero, «verificati gli effetti»), ha detto «no» al ritorno al passato: «È bene consentire ad un giovane avvocato che vuole stare sul mercato di poter derogare» ai minimi tariffari.

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