Cumulo, le casse non pagheranno

Cordoni della borsa delle Casse previdenziali sigillati (a dispetto delle richieste dell’Inps) sul cumulo gratuito dei contributi: nessun costo aggiuntivo per lo svolgimento delle pratiche «è dovuto», poiché «il ministero del lavoro non ha avallato la pretesa» dell’Istituto pubblico. E, nel contempo, c’è disponibilità a «valutare» i recentissimi inviti del governo gialloverde a puntare (ulteriormente) sul sistema Paese (e, nello specifico, sui titoli di Stato), confidando in un «azzeramento della tassazione» sui rendimenti finanziari. Sul tema delle spese gestionali delle domande di chi vuol andare in quiescenza, riunendo senza oneri i propri periodi contributivi «spezzati» in più di una gestione (chance consentita ai professionisti iscritti agli Enti pensionistici privati e privatizzati dalla legge 236/2016, ma operativa soltanto dalla fine dello scorso mese di marzo), la posizione dell’Adepp (l’Associazione delle Casse) è netta: a pochi giorni dalla sollecitazione dei tecnici dell’Inps ad affrontare la questione, nel corso di un incontro nel quale sono venuti a galla pure alcuni «nodi» legati al malfunzionamento dei sistemi informatici, il presidente Alberto Oliveti scandisce che, «poiché nulla di nuovo è intervenuto, rispetto a quanto messo nero su bianco dal ministero del lavoro, uno dei nostri dicasteri vigilanti, riteniamo di non dover sostenere altri oneri» per le pratiche di cumulo gratuito. In un parere richiesto dall’Inps agli uffici di via Veneto, infatti, dai documenti acquisti dalla Cassa di previdenza dei dottori commercialisti (Cnpadc), era emerso come, il 14 marzo scorso, il ministero avesse inviato all’Istituto pubblico una risposta, a firma del capo di gabinetto, che non avallava la richiesta dei 65 euro a pratica, evidenziando come una precedente convenzione (quella che regola lo strumento delle totalizzazione, in vigore dal 2007, e mai disdetta) non contemplasse per le Casse altro che la corresponsione di oneri postali e bancari per consentir l’erogazione delle prestazioni. L’attenzione si sposta, poi, sulla «chiamata alle armi» del vicepremier Matteo Salvini di risparmiatori e investitori per finanziare il debito pubblico, aiutando il Paese a superare le turbolenze dei mercati. Oliveti, rammentando che «le Casse già investono in maniera importante in titoli di Stato, la mia, l’Enpam (medici ed odontoiatri) vi colloca risorse per oltre un miliardo di euro», si mostra favorevole ad approfondire l’idea di strumenti con tassazione azzerata sul «capital gain» (i ricavi), come i Cir (Conti individuali di risparmio). Nessuna chiusura dal numero uno di Cassa forense Nunzio Luciano, che avverte, però, che le iniziative devono esser «finalizzate al pagamento delle pensioni». E il vertice della Cassa del Notariato, che investe in titoli di Stato «circa il 10% del patrimonio» (pari ad un miliardo e mezzo), Mario Mistretta, neppure si sottrae: «Se ci venisse proposta una nuova tipologia interessante saremmo, forse, incentivati ad elevare la nostra quota», dichiara.

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